Orban si scusa per la rissa col tifoso: “Ho perso il controllo, non sono stato all’altezza”
Dopo l'episodio del parcheggio del Bentegodi, l'attaccante del Verona chiede scusa su Instagram. Ma il problema non è solo suo

Ni Napoli 07/01/2026 - campionato di calcio serie A / Napoli-Hellas Verona / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: gol Gift Orban
La scena del parcheggio del Bentegodi ha fatto il giro del web: Gift Orban, dopo Verona-Milan, rifiuta una foto a un padre con il figlio, un tifoso gli colpisce la macchina, lui scende e lo aggredisce. Interviene la Digos, lo staff del Verona lo porta via, il video finisce sui social. Oggi Orban si è scusato su Instagram: «Desidero scusarmi sinceramente con tutti i tifosi per il comportamento. Vi meritate rispetto e in quel momento non sono stato all’altezza». E ha ammesso: «Ho perso il controllo».
La folie : Gift Orban s’est battu avec un supporter de l’Hellas Vérone ! 🤯🥊
L’ancien joueur de l’OL a refusé de s’arrêter pour prendre des photos : un fan a réagi en donnant un coup de poing dans le capot de sa voiture…pic.twitter.com/PbQfgLs56P
— Instant Foot ⚽️ (@lnstantFoot) April 19, 2026
Le scuse e il comunicato del Verona
Il Verona ha condannato l’episodio e preso le distanze dal comportamento del giocatore, annunciando che sta valutando sanzioni disciplinari. Le scuse di Orban sono arrivate il giorno dopo, quando il video aveva già fatto il giro del web. Ed è il copione di sempre: prima il gesto, poi il video virale, poi le scuse su Instagram. In quest’ordine. Mai il contrario. Mai le scuse sul posto, dette in faccia alla persona. Orban in realtà era tornato indietro dopo l’episodio per provare a calmare la situazione, ma ormai era tardi: il danno era fatto, il video era partito.
Il problema non è solo Orban
La dinamica è chiara: un padre con un bambino chiede una foto, Orban abbassa il finestrino e dice di avere fretta, un altro tifoso insiste — «Dai, è un bambino, fai la foto» — Orban accelera, il tifoso colpisce il cofano, Orban frena, scende e lo colpisce. Nel video si sente una donna dire: «Orban, per favore, siamo qua per te». Una ragazza del gruppo inizia a piangere. Tutto bruttissimo. Ma il punto è che la reazione di Orban, per quanto inaccettabile, nasce in un contesto che non è solo suo. I calciatori vivono sotto una pressione costante anche fuori dal campo: ogni spostamento è una potenziale trappola tra selfie, provocazioni e telecamere pronte a filmare. Questo non giustifica nulla, sia chiaro. Non si colpisce un tifoso, men che meno dopo una partita persa, men che meno davanti a un bambino. Ma ridurre tutto a «calciatore violento, tifoso vittima» è raccontare metà della storia. Come ricordò Cantona — che del rapporto calciatore-tifoso fece un’arte marziale — il confine tra il campo e la strada non esiste più. E quando quel confine salta, salta per tutti.