Neymar, c’è davvero qualcuno che ha ancora il coraggio di portarlo al Mondiale?
La stampa lo considera fuori dalla Nazionale per manifesta inadeguatezza fisica. Fischiato nel suo Santos. L'ultima parola spetta ad Ancelotti.

Santos' forward #10 Neymar reacts during the Campeonato Paulista A1 football match between Corinthians and Santos at Arena Corinthians in Sao Paulo on February 12, 2025. (Photo by NELSON ALMEIDA / AFP)
Nemmeno nel suo giardino di casa, riesce più a trovare pace. Tornato al Santos lo scorso gennaio, Neymar sta vivendo un finale di carriera che assomiglia a una stucchevole e malinconica telenovela.
A 34 anni, il “Principe” non è più sovrano, ma soprattutto sembra aver perso del tutto la lucidità. Nei giorni scorsi si è prima scontrato con un tifoso in Copa Sudamericana, poi è stato sommerso dai fischi del suo stesso pubblico dopo una dolorosa sconfitta contro il Fluminense, match in cui ha pure fallito la palla gol che avrebbe potuto cambiare la partita. La reazione? Infantilismo puro. Rientrando negli spogliatoi si è tappato le orecchie per non sentire i fischi e, non contento, ha pensato bene di sfogarsi online insultando pesantemente il social media manager di Tnt Sports. Ha poi provato a fare la vittima, parlando di un accanimento che nessuno potrebbe sopportare.
Neymar parteciperà al Mondiale?
Dietro questa insofferenza cronica, in realtà, c’è un’ombra gigantesca e pesantissima: secondo L’Equipe, è il Mondiale 2026.
Il 18 maggio Carlo Ancelotti diramerà le convocazioni del Brasile e, per la prima volta dal lontano 2010, la presenza di O Ney è un’incognita assoluta. È vero che dal punto di vista fisico sta finalmente mettendo minuti nelle gambe (tre partite intere di fila), ma tecnicamente i numeri sono un disastro: appena il 24% di dribbling riusciti da inizio stagione e una marea di giocate sbagliate. In patria la stampa lo sta letteralmente scaricando. C’è chi lo definisce “più capriccioso di un bambino” e chi, come la rivista Placar, gli dà “zero possibilità” di andare negli Stati Uniti per totale mancanza di tenuta atletica ad alti livelli.
I senatori dello spogliatoio sperano in un epilogo romantico alla Messi o, molto più cinicamente, lo rivogliono in gruppo per usarlo come comodo parafulmine in caso di fallimento della spedizione. Ma l’ultima parola spetta ad Ancelotti. E difficilmente un tecnico come lui si farà intenerire dai capricci di una stella cadente.