Milinkovic-Savic salva il Napoli e si conferma un asso pararigori
Il portiere del Napoli ha una percentuale del 60% negli ultimi due anni (6 parati su 10).

Manchester City's Norwegian striker #09 Erling Haaland (C) scores past Napoli's Serbian goalkeeper #32 Vanja Milinkovic-Savic during the UEFA Champions League league stage football match between Manchester City and Napoli at the Etihad Stadium in Manchester, north west England, on September 18, 2025. (Photo by DARREN STAPLES / AFP)
Il Napoli va al riposo dopo il primo tempo sotto di una rete contro la Lazio. Alla mezz’ora Milinkovic -Savic ha salvato gli azzurri dal raddoppio biancoceleste. Calcio di rigore per la Lazio,Cancellieri va per la botta sicura, ma è lo stesso 10 a cercare la porta, spedendo alle stelle.
Il rigore è stato fischiato per un errore di Buongiorno, che scatena il contropiede di Noslin. L’attaccante, al momento del tiro, viene atterrato da Lobotka, ammonito per il fallo.
Vanja Milinković-Savić, si è imposto come uno dei migliori specialisti nel parare rigori, con una percentuale del 60% negli ultimi due anni (6 parati su 10). Queste cifre lo collocano tra i migliori specialisti del continente: solo cinque portieri del Big-5 lo superano, e tra loro ci sono Pickford, Meret (curiosamente proprio colui che Vanja ha scalzato al Napoli) e Kelleher. Ma il suo vero rivale statistico è Nikola Vasilj, il croato con un irreale 86% di successo.
Quando era un colabrodo
Eppure Vanja non è arrivato a questi numeri per caso. Nelle due stagioni precedenti aveva affrontato 12 rigori senza mai pararne uno. Non si è arreso, ha studiato, si è reinventato. Oggi indovina l’angolo in otto casi su undici: un’evoluzione da laboratorio, un caso di studio di crescita mentale e tecnica.
Milinković-Savić non è solo un portiere in forma: è un segnale, un’idea. Rappresenta quella parte di Napoli che, dopo i lampi di un passato glorioso, sceglie di affidarsi al rigore, alla concentrazione e alla forza dei dettagli. “Se mi chiedete se mi taglierei la barba per uno Scudetto, non credo. Ma se mi dite che serve per vincerlo, lo farei”, ha detto ridendo. Ma in quella battuta c’è tutto: la leggerezza di chi sa di essere decisivo e l’autoironia di chi ha imparato che nel calcio, come nella vita, non si para solo con i riflessi, ma con la testa.