Michele, 15 anni, arbitra dalla carrozzina e non sopporta i simulatori

Il Corriere della Sera racconta la storia di Michele Croce, arbitro quindicenne su sedia a rotelle che ha diretto la sua prima gara ufficiale a Milano. Il Csi ha derogato al regolamento.

Var Atletico-Barcellona Michele arbitra carrozzina

Db Milano 28/02/2024 - campionato di calcio serie A / Inter-Atalanta / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: tabellone var

Ci sono storie che non c’entrano nulla col campionato ma che raccontano lo sport meglio di qualsiasi classifica. Il Corriere della Sera oggi ne porta una che vale la pena leggere.

Michele Croce ha quindici anni, frequenta il quarto ginnasio al liceo classico Beccaria di Milano, è juventino per eredità paterna e ha una malattia che si chiama osteogenesi imperfetta — le cosiddette ossa di cristallo. Colpisce una persona su ventimila. Le sue ossa si sono fratturate per la prima volta quando era ancora nell’utero della madre. Dalla nascita vive su una carrozzina elettrica e ha affrontato decine di interventi chirurgici.

Ha sempre amato il calcio senza poterlo giocare. E allora ha trovato un altro modo: arbitrare. «Ho sempre amato il calcio e lo sport tutto — racconta — non avendolo mai potuto praticare a causa delle mie condizioni ho pensato che avrei potuto arbitrare le partitelle a scuola. Ci ho preso gusto, il fischietto è diventato un obiettivo».

“Un sogno, quello di seguire le orme del suo idolo Pierluigi Collina, diventato realtà grazie a due assistman d’eccezione: Marco Vichi, presidente della società calcistica di volontari «Vittoria Junior», … e, soprattutto, del presidente del Csi Milano Massimo Achini”.  Ha cominciato fischiando le partitelle a scuola, poi le amichevoli della Vittoria Junior, una società di volontari. Si è iscritto al corso arbitri dell’Aia, l’ha superato, ma non ha potuto ottenere il tesserino perché le prove fisiche gli sono precluse. A quel punto è intervenuto il presidente del Csi Milano, Massimo Achini, che ha fatto la cosa più semplice e più rara che esista nel calcio italiano: ha usato il buon senso. Ha derogato al regolamento e gli ha dato la divisa.

La prima partita ufficiale è stata un under 9 del campionato Csi, all’oratorio San Silvestro e Martino di Milano. “L’emozione del debutto non gli ha fatto chiudere occhio per tutta la notte, eppure al momento di presentarsi ai giocatori la voce non gli trema” .Michele si è presentato ai giocatori — bambini di nove anni — e ha scandito la formula di rito come se fosse la finale di Champions. Si è posizionato sulla linea di fondo e da lì ha diretto tutta la gara. Hanno vinto gli ospiti 9-1. Falli gravi non ce ne sono stati, proteste nemmeno, cartellini zero. Anche perché, come dice lui, i cartellini li riserva a una categoria precisa: i simulatori. Non li sopporta. Il futuro per lui potrebbe essere in sala Var rischia, anche se  ai monitor Croce preferisce il campo e l’odore dell’erba.

Uno che non può camminare ma vuole stare in mezzo al campo. Che non sopporta chi finge di cadere. In un calcio in cui si discute ogni settimana di simulazioni, Var, rigori inventati e giocatori che rotolano a terra per un soffio, la lezione più netta arriva da un quindicenne su una carrozzina elettrica che ha le ossa di cristallo e i nervi d’acciaio.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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