Le scommesse mettono d’accordo persino Abodi e Gravina
Il ministro Abodi: "All'estero le scommesse promuovono lo sport, in Italia invece il calcio non incassa nulla"

Mg Bergamo 05/09/2025 - qualificazione Mondiale 2026 / Italia-Estonia / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina-Andrea Abodi
Ad un certo punto della campagna elettorale per la presidenza della Federcalcio, è successo: Abodi ha dato ragione a Gravina almeno su un punto, le scommesse. Una delle ultime richieste fatte dal presidente dimissionario al governo, e che il ministro accoglie, almeno come principio, postuma: “All’estero – dice Abodi in audizione al Senato – le scommesse sono un veicolo di promozione dello sport, anche se mettono un freno alla pubblicità. In Italia il calcio, cioè l’organizzatore dell’evento, non incassa nulla“.
“Resto dell’idea sulla pubblicità che bisogna contrastare l’economia criminale delle scommesse illegali ed evitare che si faccia pubblicità diretta o indiretta di soggetti che non sono censiti. Vorrei recuperare risorse per contrastare la ludopatia e vorrei nascesse un osservatorio più efficace per contrastarla attraverso la tracciabilità degli scommettitori e sul contingentamento della scommessa”.
“Una parte delle scommesse deve essere riconosciuta agli organizzatori dell’evento sportivo su cui si scommette. Il diritto alla scommessa è anche il riconoscimento per l’organizzatore dell’evento, qualunque sia lo sport, di non essere escluso dalla catena del valore. Una parte del montante deve andare agli organizzatori in quanto tali”.
Abodi ha parlato anche di arbitri, tra mille altre cose: “Il tema arbitrale è delicato e va affrontato. Non è in discussione l’errore arbitrale, migliorabile nel rapporto tra panchina, campo e Var, ma il sistema deve recuperare certezze e serenità. Più che dividere io penso che, attraverso una fase di ridefinizione del modello arbitrale, dobbiamo garantire autonomia e trasparenza, ma anche indipendenza. L’arbitro deve essere terzo e indipendente, io voglio arbitri terzi che non devono rispondere a nessuno se non alla loro coscienza”.