La Serie A ha scoperto la ricetta anti-crisi: i soldi delle scommesse
Crisi per crisi, almeno guadagniamoci. "Va ripristinata la pubblicità". Lo fanno ovunque, in Europa e negli Usa. Proposta una percentuale destinata al calcio sui ricavi derivati dalle scommesse

Db Milano 01/06/2011 - punto Snai scommesse sportive / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: punto Snai scommesse sportive
Se crisi deve essere, crisi per manifesta incompetenza e inadeguatezza, come ad esempio andarsi a giocare la qualificazione ai Mondiali con Gattuso in panchina, allora almeno guadagniamoci. È il pensiero del calcio italiano che in questo vortice di parole alla ricerca della ricetta per provare a risollevare le sorti del nostro football, ha pensato a qualcosa che possa unire tutti: il portafogli. C’è una sola legge che mette d’accordo tutti i presidenti: la legge del denaro. E allora che vada a quel paese la ludopatia, tuti ci guadagniamo e i club di calcio fanno le anime belle? Effettivamente è un non-sense. Tutte le squadre in Europa e nel mondo hanno pubblicità con le agenzie di scommesse (il betting), facciamolo pure noi. Nulla cambia ma almeno ci portiamo i soldi a casa. Questo è il succo del discorso ammantato dell’addentellato cattolico: parte del ricavato andrà a sostenere i settori giovanili.
Il ritorno della pubblicizzazione della ludopatia è tra i punti principali del programma della Lega Serie A per rimettere in carreggiata il calcio italiano. Le pubblicità sul betting furono abolite nel 2018 dal decreto dignità.
Ne scrive anche la Gazzetta. Ovviamente l’editore Urbano Cairo, presidente del Torino, come tutti gli altri presidenti, è molto interessato al tema.
L’introduzione di una percentuale destinata al calcio sui ricavi derivati dalle scommesse stesse. Possibilità che in Europa e negli Usa è assolutamente legale. Da qui il prelievo di un 1% sulle quote realizzate puntando sugli eventi generati dal calcio, e che i club vorrebbero far rientrare nel sistema. In Italia la raccolta del solo 2024 da scommesse sportive ha raggiunto i 22,8 miliardi di euro. Di questi quasi 23 miliardi, 16,1 vengono dal calcio. L’1% sarebbero 160 milioni. Quota che recentemente potrebbe essere ulteriormente cresciuta.
Il tema stadi
Oltre a tale misura, il focus si è spostato su stadi e vivai, con l’ad dell’Atalanta Percassi che ha proposto iter burocratici agevolati. Sul fronte vivai, il tema è strettamente collegato a quello del betting, con i ricavi che andrebbero a finanziare infrastrutture e settori giovanili.