Le regole del carcere per Fabrizio Miccoli: “alle 20.50 c’è ‘Un posto al sole’, non si discute”
Nel libro su Miccoli si leggono le sue esperienze con i compagni di carcere: Tizianone, il compagno di cella, gli disse subito quali erano le regole da seguire

Ga Torino 28/02/2010 - campionato di calcio serie A / Juventus-Palermo / foto Gianluigi Arcaini/Image Sport nella foto: esultanza Fabrizio Miccoli
Fabrizio Miccoli è stato scarcerato nel maggio del 2022: era detenuto a Rovigo per estorsione aggravata dal metodo mafioso, una vicenda di oltre dieci anni fa: venne condannato per aver commissionato a Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino “u scintilluni” il compito di recuperare 12 mila euro da Andrea Graffagnini, che all’epoca era il titolare della discoteca “Paparazzi” di Isola delle Femmine. L’ex calciatore si era personalmente costituito il 24 novembre del 2021 per scontare la condanna. All’epoca federo molto clamore le sue intercettazioni contro Giovanni Falcone e a che per questo scelse apposta un carcere lontanissimo dal Sud Italia, dal suo mondo e dai suoi legami. “Un modo per stare lontano da tutti, ritiene che lì nessuno lo conosca”. Ma Miccoli era molto altro, come lui stesso raccontò nel 2024 al Corriere della Sera spiegando quanto avesse pesato questo errore nella sua vita, ma anche quanto lui fosse una persona diversa da quello che era emerso.
La scarcerazione di Miccoli
Appena uscito Miccoli pubblico un lungo post social ammettendo i suoi sbagli: «In questi dodici lunghissimi anni ho sempre preferito il silenzio. Ho letto di tutto ma non ho mai replicato. Quando sei un calciatore in Serie A hai tante attenzioni. Tante persone vogliono un pezzo di te. Tanti ti conoscono ma tu non conosci nessuno. Non sai di chi ti puoi fidare. In realtà ho fatto più di un errore. Il primo grosso errore è stato quello di essere sempre disponibile con tutti. Chi viveva a Palermo in quegli anni.. sa. Il secondo errore è stato quello di usare delle parole sbagliate, parole che non pensavo e mai penserò. Spesso quando sei al top ti senti invincibile.. invece sei solo umano. Ho chiesto scusa tempo fa per quelle parole e lo faccio nuovamente»
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Pochi giorni fa ha rilasciato due lunghe interviste a Gazzetta e Corsera in cui ha raccontato la sue esperienza in carcere con toni duri e pesanti, ma nel libro appena uscito su Miccoli, “Gloria e peccato di un campione” si legge di un’altra realtà, un’altra storia legata al suo carcere. Fabrizio scopre che ci sono regole precise da seguire in carcere e sopratutto che non può sottrarsi alla visione di ‘Un posto al sole’, la storica soap opera trasmessa su Rai 3 dal 1996, che nel carcere veneto è un must dopo cena.
Il racconto della vita in carcere
“Nei giorni in cui Fabrizio entra in carcere, gli altri detenuti sono ‘in sciopero del carrello’. Si rifiutano di prendere pranzo e cena dal carrello che 142 distribuisce i pasti lungo le celle. Ma è lontano dall’essere uno sciopero della fame. Ognuno preferisce cucinare con la spesa fatta di tasca propria e condividerla eventualmente con gli altri. Fabrizio impara in fretta, controvoglia, che c’è un ultimo appuntamento della giornata a cui nemmeno lui può tirarsi indietro: alle 20.50 c’è ‘Un posto al sole’, non si discute. Nessuno si perde una puntata dopo cena. Poi si spegne la luce e ci si corica”.
Un racconto dettagliato e a volte anche romantico dei suoi giorni in carcere: “Il suo compagno di cella è di Caserta Tizianone, lo chiamano tutti così per via della stazza. Nella cella ci sono un letto a castello sulla destra, un letto singolo di fronte, già occupato dal compagno, e una cucina con il bagno sulla sinistra. Da subito Tizianone gli insegna cosa è importante fare: ‘Qui ci sono delle regole, su tutte la pulizia’. All’inizio è brusco: ‘Togliti le scarpe se sei stato fuori’, ‘Vatti a lavare le mani prima di venire a tavola’, è una questione di rispetto. Un rispetto relativo a regole più comuni di quelle che si può immaginare tra i compagni di un carcere di Alta Sicurezza. Gli spazi sono stretti e condivisi, la prima regola è che devi essere ordinato e pulito”.
Gli insegnamenti
“Fabrizio segue alla lettera i suoi insegnamenti. I detenuti dell’Alta Sicurezza a Rovigo si dividono tra i Calabresi, i Siciliani, i Campani e i Pugliesi. Sembrano conoscerlo tutti, lo seguivano in televisione, conoscono a memoria i suoi gol e non mancano di ricordarglieli. Sono sorpresi di averlo tra i loro corridoi. E da ogni parte gli arriva la stessa domanda: ‘Ma tu che cazzo ci fai qua?’. Il carcere di Rovigo è ‘a circuito aperto’: celle aperte durante tutto il giorno tranne negli orari dei pasti, alle 11 e alle 18.30. Il resto del tempo è possibile passeggiare per il corridoio della sezione, fermarsi a chiacchierare sulla soglia delle celle vicine con altri detenuti, prendersi un caffè dopo l’altro in compagnia. C’è anche una saletta con i tavoli per giocare a carte e alcuni biliardini per passare il tempo”.