La paura di perdere il titolo ha spinto Arteta verso un calcio più difensivo
Il Guardian: "Lui e Guardiola sembravano eredi del lascito di Cruyff, fatto di calcio rischioso e creativo. L’ironia è che proprio questa cautela rischia di essere la condanna dei Gunners"

Mg Milano 06/11/2024 - Champions League / Inter-Arsenal / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Mikel Arteta
“Mentre l’Arsenal fatica a segnare su azione manovrata, con la sua creatività apparentemente troppo dipendente dai calci piazzati, il City, con il mix tattico eclettico di Guardiola, schiaccia gli avversari e gioca in proiezione offensiva.
Nulla rappresenta meglio i rispettivi stati mentali delle squadre del palleggio gioioso (e forse irrispettoso?) di Rayan Cherki nella finale di Carabao Cup e della reazione di Ben White, che lo butta a terra: una squadra completamente in ritmo, l’altra che reagisce in modo nervoso mentre il controllo del proprio destino sfuma.”
Poi, il Guardian ci delizia con lo studio di Kahneman e Tversky sulla teoria del prospetto. Tale studio afferma che gli esseri umani soffrono di più la sconfitta quando si trovano in posizione di vantaggio. La conseguenza? Essere meno propensi al rischio.
E ciò è proprio ciò che sta succedendo ad Arteta:
“Il punto è che Guardiola e Arteta si conoscono da tempo, non solo dai giorni al Manchester City, dove Arteta era il vice di Guardiola, ma anche dalla cantera del Barcellona, che li ha formati entrambi nei valori del calcio rischioso e dominante nel possesso. In effetti Arteta non riuscì a emergere al Barcellona anche perché Guardiola giocava nel suo ruolo e Xavi era il più forte tra i contemporanei.
E dove un tempo entrambi sembravano eredi del lascito di Cruyff, fatto di calcio rischioso e creativo, le successive crisi nella corsa al titolo contro il City di Guardiola sembrano aver spinto Arteta verso uno stile più prudente e riduttivo. L’ironia è che proprio questa cautela rischia di essere la loro condanna.”