Repesa dopo il 125-97 dell’Olimpia: “Le cose non si cambiano in due giorni o due settimane”
Repesa, nonostante la sconfitta pesante, sembra consapevole e non sorpreso: "Non ci sono cose che si possono cambiare in due giorni, sette giorni o due settimane".

Coach Repesa, Foto credit Chiara Silvestri
L’esordio con Treviso aveva lasciato una sensazione di leggerezza, come se bastasse cambiare allenatore per cambiare stagione. Il Forum di Assago si è incaricato di riportare tutti sulla terra: Olimpia Milano 125, Guerri Napoli 97. La prima sconfitta di Jasmin Repesa sulla panchina napoletana è di quelle che lasciano il segno nel tabellino prima ancora che nel morale.
l coach croato è consapevole di quanto serva tempo per costruire una giusta attitudine di squadra e l’Olimpia non è esattamente il test migliore data la nette differenza di qualità tra le squadre. Queste le sue parole nella conferenza stampa dopopartita:
“Mi aspettavo un’Olimpia così, mi aspettavo che dopo essere usciti dall’Eurolega avrebbero cacciato dell’orgoglio per far vedere che sono sempre i numeri uno favoriti a vincere lo scudetto. Parlando con la squadra prima della partita gli ho detto di provare a pareggiare il loro orgoglio, le loro energie, la loro fisicità, ma purtroppo non siamo a questo livello. Avete visto, ci hanno provato. In tanti hanno fatto tanti falli, abbiamo fatto mille errori, ma purtroppo non ci sono cose che si possono cambiare in due giorni, sette giorni o due settimane. Dobbiamo fare un’analisi attenta per capire cosa abbiamo sbagliato oggi e fare meglio sabato prossimo contro Trento.”
C’è una frase che vale più delle altre: “Non ci sono cose che si possono cambiare in due giorni, sette giorni o due settimane“. È la dichiarazione di un allenatore che ha capito dove si trova. Non è rassegnazione — è realismo. La Guerri ha retto un quarto, ha provato ad aggrapparsi all’orgoglio come chiedeva il coach, e poi si è sciolta sotto il peso di un’Olimpia che ha tirato col 75% da due e il 55% da tre. Ci sono sere in cui la differenza di qualità è semplicemente troppa, e l’unica cosa onesta da fare è ammetterlo.
Sabato prossimo c’è Trento alla Alcott Arena. Lì si capirà se la lezione di Assago è servita a qualcosa o se è rimasta solo una botta da assorbire.