Guardiola da record, poi il bivio: l’ultimo anno al City o portare l’Italia ai Mondiali
Guardiola Italia, l'ipotesi ct si fa concreta. Dopo la quarta finale FA Cup consecutiva, Pep è al bivio: City o panchina azzurra verso il Mondiale 2030.

Cm Torino 11/12/2024 - Champions League / Juventus-Manchester City / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Josep Guardiola
Quattro finali consecutive di FA Cup. Non era mai successo nella storia del calcio inglese. E Pep Guardiola, dopo la vittoria sul Southampton in semifinale, se l’è goduta con il sorriso di chi sa di aver scritto un’altra pagina: «Non era mai successo eh? Nemmeno nell’impero romano vero? È qualcosa di fenomenale».
La Gazzetta dello Sport dedica ampio spazio alla decima stagione inglese del catalano, quella che doveva essere la stagione della crisi e si sta trasformando nella stagione della resurrezione. I numeri in FA Cup sono da capogiro: più vittorie di tutti (45), più gol segnati (159), più clean sheet (28) e ovviamente più finali (5), di cui quattro consecutive — cosa mai successa.
Da Ferguson a Guardiola: la scalata nella storia degli allenatori
Il 16 maggio a Wembley, contro una tra Chelsea e Leeds, Guardiola cercherà il suo titolo numero 41 (o 42, a seconda che si conti la promozione del Barça B nella Tercera División nel 2007-2008). E il 24 maggio si saprà se avrà conquistato anche il 42° o il 43°. La differenza è sottile ma racconta qualcosa: persino quel primo piccolo titolo col Barcellona B, in quella che era la Serie D spagnola, finì dimenticato davanti alla valanga di trofei che seguì.
A nemmeno vent’anni dall’inizio della sua carriera in panchina — 18 stagioni, per la precisione — Guardiola è già secondo nella lista degli allenatori più vincenti della storia del calcio, dietro solo a Sir Alex Ferguson. Che però impiegò 39 stagioni per arrivare a 49 titoli. Il doppio del tempo.
La rimonta in Premier League: da -9 a -3 dall’Arsenal
La finale di FA Cup si affianca a quella che la Gazzetta definisce “la grande rimonta del City in campionato”. Il 20 marzo l’Arsenal di Mikel Arteta — il suo pupillo — aveva 9 punti di vantaggio sui Citizens, con una partita in più. Oggi sono 3, sempre con una gara da recuperare per Pep. La Premier League si deciderà gol a gol.
È il riscatto dopo il lungo momentaccio della stagione 2024-2025, quella della possibile squalifica del City per irregolarità finanziarie, quella dei graffi in testa e dello stress che Guardiola si portava addosso visibilmente. Ora ha ritrovato gioco, serenità, motivazioni. E lotta per la terza double dopo quelle del 2019 e del 2023, l’anno in cui alzò anche la sua terza Champions League.
Il «falso nueve» e le tavole riscritte del calcio
In un ventennio scarso, scrive la Gazzetta, Guardiola “ha riscritto le tavole del calcio, imponendo uno stile, cambiandolo, e poi di nuovo. E ancora”. Il falso nueve, lo spazio come centravanti, giocatori sradicati e ripiantati altrove, la fantasia al centro, le ali vintage, la quercia Haaland, le mani di Donnarumma — portiere dai piedi d’argilla. Con un denominatore comune raro per i rivoluzionari del pallone: la vittoria.
E come abbiamo scritto nei giorni scorsi, questo Guardiola è anche un Guardiola «ancelottizzato»: meno ossessivo, più pragmatico, capace di adattarsi a portieri difensori e centravanti tradizionali. Un’evoluzione che secondo alcuni dei suoi fan più integralisti lo rende quasi un rinnegato, ma che a noi piace.
Dopo la finale il «decision time»: e l’Italia resta lì ad aspettare
Guardiola è felice, il City si è ritrovato. Ma poi, scrive la Gazzetta, sarà “decision time”: restare a Manchester per l’ultimo anno di contratto, prendersi una pausa, oppure lanciarsi in quella che viene definita “una tentazione magnifica” — la ricostruzione delle rovine dell’impero azzurro, con la prospettiva di portare l’Italia a giocarsi il Mondiale del 2030. Quello che molto probabilmente avrà la finale al Bernabeu.
L’ipotesi Guardiola ct dell’Italia non è più un’utopia da bar. Come abbiamo raccontato, la Gazzetta ha dedicato pagine intere allo scenario: Pep ha sempre amato l’Italia, si è trovato bene tra Roma e Brescia, e “non direbbe subito di no”. Servirebbero sponsor — il precedente Puma con Conte al Napoli insegna — e un progetto ad ampio raggio che coinvolga anche le nazionali giovanili. Ma da Gattuso a Guardiola, come abbiamo scritto, sarebbe “uno tsunami di sprovincializzazione”. E al pensiero vengono ancora le lacrime agli occhi.