Ashley Cole: “Con il Cesena ho fatto un atto di fede, in Inghilterra non ci sono opportunità”
Alla Bbc: "Amano usare la frase fatta: 'Non hai esperienza'. E io rispondo: capisco cosa state dicendo, sono d'accordo, ma come faccio a farmi quell'esperienza?"

Db Mantova 17/03/2026 - campionato di calcio serie B / Mantova-Cesena / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Ashley Cole
Sembra una di quelle carriere bizzarre che si costruiscono a Football Manager, eppure è la realtà: Ashley Cole, leggenda del Chelsea e della nazionale inglese, ha dovuto fare le valigie e scendere nella provincia romagnola per avere finalmente una vera occasione in panchina. Dopo anni passati a fare il “secondo” a Lampard o Rooney, il muro di gomma del calcio d’Oltremanica lo ha costretto a emigrare.
L’intervista di Ashley Cole
Il paradosso è il classico circolo vizioso del mondo del lavoro, applicato però ai salotti buoni del calcio inglese. Di seguito le parole del tecnico riportate dalla Bbc.
“Ero un po’ scoraggiato dalla mancanza di opportunità da parte di alcuni club in Inghilterra con cui ho parlato. Amano usare la frase fatta: ‘Non hai esperienza’. E io rispondo: capisco cosa state dicendo, sono d’accordo, ma come faccio a farmi quell’esperienza? Questa è la battaglia che devi combattere come vice allenatore per sei o sette anni: devi fare un salto nel buio, ma anche un club deve fare un atto di fede”.
E l’atto di fede, a quanto pare, l’ha fatto il Cesena in Serie B. Niente lustrini della Premier League, niente budget faraonici, ma un approccio “operaio” che Cole sembra aver abbracciato in pieno. Mangia piadine fuori dallo stadio e raccoglie personalmente i cinesini a fine allenamento. Un bel bagno d’umiltà per chi ha vinto tutto da calciatore, condito dalla consapevolezza di rappresentare un’eccezione nel nostro panorama calcistico:
“Non credo ci siano molti allenatori inglesi neri che lavorano in Italia, quindi sì, è un enorme atto di fede da parte loro e sono molto orgoglioso di essere qui. È un posto fantastico in cui stare e da cui iniziare. Sono felice di essere tornato. Faremo qualcosa di diverso, un po’ speciale”.
L’ex terzino ha trovato terreno fertile in una piazza che vive di passione, rispecchiandosi in una proprietà americana che, pur lontana dai fasti di altri fondi, punta tutto sul pragmatismo e sul duro lavoro. La retorica dello sfavorito, insomma, gli calza a pennello:
“Mi è piaciuto il fatto che i proprietari abbiano un background simile al mio: duro lavoro, fatica, degli ‘underdog’ in cui nessuno credeva, ma che hanno creato un’azienda di grande successo. Volevano anche qualcuno che credesse in loro e desse loro una possibilità”.
Per ora, niente voli pindarici o paragoni con Mourinho e Ancelotti. Cole ha preferito la gavetta in Emilia-Romagna per dimostrare alla ricca Inghilterra che per farsi le ossa, a volte, bisogna essere disposti a sporcarsi le mani in Serie B.