De Zerbi prova a fare lo psicologo (e il padre) per evitare il crollo del Tottenham
In campo sono irriconoscibili, un gruppo senz'anima, eppure solo 10 mesi fa alzavano l’Europa League. Qui c’è una squadra da ricostruire da zero sulle macerie di campagne acquisti folli e addii pesantissimi

Marsiglia 30/09/2025 - Champions League / Marsiglia-Ajax / foto Imago/Image Sport nella foto: Roberto De Zerbi
Più che un allenatore, a Londra nord ormai serve un esorcista, o magari uno psicanalista bravo. Roberto De Zerbi si è appena seduto sulla panchina di un Tottenham in caduta libera, tentando la disperata impresa di resuscitare una squadra che sembra già morta dentro. Sarà lui quello giusto?
Il Guardian scrive:
“Quattordici partite senza vittorie. Cinque punti sugli ultimi 42 disponibili. Nessun successo nel 2026. I numeri, da soli, confermerebbero normalmente la retrocessione come una pura formalità. Roberto De Zerbi è diventato il loro quarto allenatore negli ultimi 12 mesi, in una mossa che sembra più l’ultimo lancio di dadi che una missione di salvataggio. Gli Spurs non sono precipitati improvvisamente; si sono lentamente sgretolati. Dalla sala del consiglio alla panchina fino al campo, lo schema di pessime decisioni a breve termine e di negligenza a lungo termine ha prodotto una squadra priva di direzione e spirito combattivo”.
De Zerbi non ci ha messo molto a diagnosticare il problema:
“Non hanno bisogno di migliorare il calcio: possono giocare meglio e lo faranno una volta raggiunto un livello di fiducia diverso”.
Ma, a essere onesti, basterà fare lo psicologo per curare la sindrome depressiva del Tottenham? In campo sono irriconoscibili, un gruppo senz’anima. Eppure, mica pizza e fichi, solo dieci mesi fa alzavano l’Europa League. La narrazione di De Zerbi è semplice e si basa sulla comprensione. Non è colpa dei giocatori (e magari ci sta pure, eh), ma qui c’è una squadra da ricostruire da zero sulle macerie di campagne acquisti folli e addii pesantissimi, come quello dell’ex capitano Harry Kane e del suo erede Heung-min Son. Non a caso, le parole del tecnico nel post-partita sanno di seduta psicanalitica:
“Posso essere un fratello maggiore, un padre. Non hanno bisogno di un allenatore… sono dei bravi ragazzi e mi dispiace per loro”.
Forse ha pure ragione a essere così comprensivo. Il crollo del Tottenham si spiega molto più facilmente guardando la gestione scellerata e la costante instabilità societaria, piuttosto che puntando il dito contro lo spogliatoio. I giocatori operano in un sistema rotto da tempo: basti pensare che dopo l’addio di Pochettino nel 2019, Daniel Levy ha tritato manager di ogni forma e filosofia calcistica, azzerando l’identità del club (e con Tudor non è andata certo meglio).
Prepariamoci dunque al Tottenham 3.0 (è già il terzo allenatore che vediamo sfilare in dieci mesi) e speriamo che il tocco italiano – che con Conte, ricordiamolo, finì a pesci in faccia – aiuti a trovare la quadra. Sinceramente, vista da fuori, sembra davvero una barzelletta…