L’Arsenal ha la tremarella e la zona gol ne risente. Il City ora fiuta odore di sangue
Il momento delle due squadre è fotografato dal Times: i Gunners hanno optato per un approccio più difensivo, i Citizens sono arrembanti. Riuscirà Arteta a perdere anche questa Premier?

Orlando 01/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Manchester City-Al Hilal / foto Imago/Image Sport nella foto: Josep Guardiola ONLY ITALY
Manchester City-Arsenal, la partita della stagione di Premier League, conosce la sua tormentata vigilia: con una vittoria i Gunners spegnerebbero le velleità della banda di Guardiola, ma in caso di colpaccio di quest’ultima, Arteta e compagni potrebbero crollare per davvero. Non a caso, le due compagini vivono momenti realizzativi molto differenti. L’Arsenal sta facendo quello che fanno tutte le squadre che hanno paura di perdere: ha smesso di attaccare. È il paradosso della corsa al titolo: più ti avvicini al traguardo, più ti viene voglia di difendere quello che hai invece di andare a prenderti quello che ti manca. Arteta lo sa, i numeri lo dimostrano, e il City lo ha capito.
Il Times lo racconta con i dati. Nella stagione 2022-23 l’Arsenal segnò 88 gol con 16 marcatori diversi. Quest’anno siamo a 62 gol con 12 marcatori, e solo Gyökeres e Trossard sono in doppia cifra. Creare occasioni da azione manovrata è diventato un problema strutturale: contro lo Sporting nei quarti di Champions, un solo gol in 180 minuti. L’Arsenal non è peggiorato nei singoli — è peggiorato nella mentalità.
Una grossa differenza di gol
Il City, al contrario, ha trovato il momento giusto per tornare. Haaland ha rallentato (6 gol nelle ultime 11 dopo i 13 nelle prime 10), ma il resto della squadra compensa. È il vantaggio di chi ha già vinto: sai come si gestisce la pressione perché ci sei già passato. L’Arsenal no. L’Arsenal è alla terza stagione consecutiva in cui arriva al rush finale con la sensazione che il titolo gli scivoli via, e questa sensazione si vede in campo — nelle scelte conservative di Arteta, nella sterilità offensiva, nella rigidità tattica di chi gioca per non perdere invece che per vincere.
Chi segue il calcio italiano lo riconosce subito: è la stessa dinamica che ha vissuto il Napoli di Sarri nella stagione 2017-18. Una squadra che gioca il miglior calcio del campionato, che domina le statistiche, che è davanti a tutti per mesi — e poi, quando il traguardo si avvicina, si irrigidisce. All’epoca la Juventus di Allegri fiutò l’odore del sangue esattamente come lo fiuta oggi il City di Guardiola. E il risultato fu lo stesso: chi ha la testa più fredda vince, non chi gioca meglio.
Il problema di Arteta non è tattico. È psicologico. E i problemi psicologici, nel calcio, si risolvono solo in un modo: vincendo. Finché l’Arsenal non vincerà un titolo, ogni volata finale sarà un incubo. È il circolo vizioso degli eterni secondi: non vinci perché hai paura di perdere, e hai paura di perdere perché non hai mai vinto.
Stasera all’Etihad si gioca la partita della stagione. L’Arsenal ci arriva con più punti e meno certezze. Il City con meno punti e la memoria di chi sa vincere. Nel calcio la memoria conta più della classifica.
L’Arsenal ha la tremarella, il City si sente corsaro. Perdere un altro titolo sarebbe intollerabile per la salute mentale dei Gunners ed è per questo che Arteta ha implementato un approccio più difensivo. Pagherà? O Guardiola, vecchio volpone, riuscirà a fare il colpaccio?