Alcaraz è sembrato involuto, il suo team lo asseconda su tutto
Il Corriere della Sera analizza i passi indietro dello spagnolo. Le osservazioni di Piatti. E una conclusione: non sorprenderebbe il ritorno di Ferrero come coach

NEW YORK, NEW YORK - AUGUST 22: Juan Carlos Ferrero, coach of Carlos Alcaraz of Spain, looks on during a practice session prior to the start of the 2024 US Open at USTA Billie Jean King National Tennis Center on August 22, 2024 in the Flushing neighborhood of the Queens borough of New York City. Sarah Stier/Getty Images/AFP Sarah Stier / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP
Alcaraz è sembrato involuto, il suo team lo asseconda su tutto
Jannik Sinner ha dominato la finale di Monte-Carlo al di là del punteggio finale (7-6 6-3). L’italiano è sempre stato mentalmente nella partita mentre lo spagnolo era luna strana unione tra i suoi soliti colpi e amnesie non da numero uno al mondo: basterebbe ricordare i doppi falli commessi sui punti decisivi. Alcaraz qualche mese fa ha mollato Ferrero anche perché non tollerava certe rigidità del suo storico coach. Ora, però, sta pagando dazio. E forse sarebbe il caso di meditare sulle scelte fatte (qui un’analisi del Napolista sullo spagnolo più mammone dell’italiano).
Ne scrive il Corriere della Sera con Gaia Piccardi
«Le sconfitte sono molto più importanti delle vittorie» ama dire Jannik, perché gli fanno capire su quali dettagli lavorare. È una frase che ogni tanto pronuncia anche Alcaraz però — forse — ci crede meno. Perché nel corso dello swing americano e a Montecarlo, in particolare nella finale che ha messo a nudo il re, lo spagnolo è sembrato involuto nel servizio, confuso nelle scelte, poco efficace negli snodi del match. Come se Jannik avesse usato le sberle per progredire e invece Carlos si fosse un po’ troppo innamorato di se stesso lungo la strada. Un atteggiamento che Juan Carlos Ferrero non gli avrebbe permesso: «Mentre invece il team di cui si è circondato lo asseconda su tutto» ha sottolineato il maestro dei maestri, Riccardo Piatti, al Corriere.
Maturità ed esperienza stanno aiutando Sinner a dipendere sempre meno dalle indicazioni del box, mentre Alcaraz ieri è finito dentro una tempesta perfetta di consigli arruffati che provenivano da coach Lopez, l’erede (per quanto ancora?) di Juan Carlos Ferrero (che non ci stupiremmo se, prima o poi, tornasse al suo posto), e dal manager che gli era seduto accanto.








