L’epurazione di Ciro Ferrara dal pantheon del Napoli ha più a che fare con Salman Rushdie che col calcio

Il veto per il murales riguarda l'integralismo ormai abbracciato dalla maggioranza della città e della tifoseria. Noi rimaniamo a Maradona che a Stoccarda gridò: "Ciro se la merita più di tutti (la Coppa Uefa)"

1985 archivio Storico Image Sport / Napoli / Diego Armando Maradona-Ciro Ferrara / foto Aic/Image Sport

L’epurazione di Ciro Ferrara dal pantheon del Napoli ha più a che fare con Salman Rushdie che col calcio

Napoli non riesce a perdonare Ciro Ferrara. Il referendum popolare ha espulso, da tempo, Ferrara dal passato del Napoli. Il murale di Ciro Cerullo ha solo sancito questa epurazione. Del resto mettere l’anima nera delle rivolte del 2019 contro la società è un chiaro segnale, che ci ricorda davvero da che parte sia sempre stata la tifoseria. Che tace solo perché stordita da due scudetti in quattro anni. Che tace solo perché collocata fuori tempo massimo dal Napoli stesso. Chi c’era al tempo sa che Ferrara era il secondo pilastro affettivo, dopo l’addio di Bagni. Chi non c’era, purtroppo, ha ascoltato le storie distorte che col tempo si sono susseguite. Come la storia che Napoli abbia tifato Argentina ad Italia 90 (scivolone di Saviano in questo caso). E la storia a Napoli viene piegata alle proprie convenienze, come il pongo, con un’unica regola: Napoli über alles. Chi non rispetta questa regola è fuori dal cerchio dell’amicizia e della rispettabilità. Coloro i quali che hanno provato ad uscire da questo vortice che avviluppa ed inghiotte come le sabbie mobili sono morti purtroppo per loro, ma per fortuna della narrazione.

Cosa abbia da farsi perdonare l’ex difensore è chiaro solo a chi ha fatto dell’odio e del campanilismo il proprio pane quotidiano. Ciro Ferrara, per Napoli, è Roberto Saviano che in piazza a Casal di Principe lancia il suo j’accuse ai casalesi. È Salman Rushdie che verga “I versetti satanici.” Anche Napoli discrimina. L’auto proclamatasi terra dell’accoglienza e della tolleranza discrimina. Discrimina chi manifesta i propri sentimenti anche per l’altrui. Dino Zoff che non metterebbe Napoli nemmeno sul podio della propria carriera eccolo la. Il problema è tutto nelle parole. Non è una questione di campo. Non è una questione di vittorie. L’empio Ferrara ha compiuto il più grande dei sacrilegi. Ha messo sullo stesso piano il Napoli e la Juve. Gli amori più grandi della propria carriera. Siamo oltre la lesa maestà. Siamo al tradimento del patto, che inconsapevolmente i calciatori del Napoli firmano una volta indossata la maglia azzurra.

Oltre ad aver messo Napoli e Juventus sullo stesso piano l’accusa risibile ha un risvolto più attuale. L’ambiguità verso il Napoli nella sua esperienza televisiva. I napoletani avrebbero voluto un Mimmo Pesce, ma con più talento calcistico a commentare le vicende azzurre. Questo è il livello della platea, e non riguarda solo Napoli. Tutti vogliono sentire ciò che fa piacere. Tutti vogliono leggere ciò che ci mette in pace col mondo. Non è possibile. La vita è assolutamente l’opposto.

Tornando a Ciro Ferrara l’ultima parola l’affidiamo a Maradona:” Ciruzzo è napoletano, lui se lo merita più di tutti.”

Condomino di “Palazzo Napolista”. Di confessione Maradoniana. Feticista di Federico Buffa. Scrive, ma soprattutto parla senza filtri. Sogna di vivere sempre almeno con 30º.

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