Il Napoli ha vinto 1-0 senza concedere un tiro in porta. Il resto è dibattito lunare di estetica sui social
Partita sempre in controllo con un assetto del tutto nuovo. Il Napoli di Cagliari è una squadra in piena tensione evolutiva

Ni Napoli 01/11/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Como / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Vanja Milinkovic Savic
I tre punti, tutto il resto è lunare
La vittoria del Napoli a Cagliari, 1-0 con gol di McTominay dopo un minuto di gioco, ha riacceso il dibattito sull’estetica della squadra di Conte. Questo è avvenuto e avviene sui social, dove però la realtà viene rappresentata e vissuta in modo – a dir poco – distorto. Sul campo, cioè nella vita vera, il Napoli ha vinto la sua quarta partita consecutiva di campionato (non avveniva dai primi quattro turni contro Sassuolo, Cagliari, Fiorentina e Pisa) e l’ha fatto senza subire gol per la prima volta dallo scorso 17 gennaio (Napoli-Sassuolo 1-0). Ma a pensarci bene il punto non è neanche questo, visto che subire un gol può essere – e spesso è – un evento casuale o comunque incidentale: il fatto è che, a Cagliari, il Napoli ha vinto 1-0 senza concedere neanche un tiro in porta alla squadra di Pisacane.
Sì, avete letto bene: il Cagliari ha concluso la partita contro il Napoli con 0 conclusioni finite nello specchio della porta. Dopo essere andato sotto al minuto 1′. Basterebbe questo a rendere lunare, nel senso di assurda, ogni discussione sulla partita della squadra di Conte. Sulla prestazione offerta dagli azzurri in Sardegna. Dove, per altro, hanno perso punti la Roma e la Juventus (entrambe sconfitte).
Come vedremo, in realtà l’intero andamento della partita cancella ogni dubbio sulla “consistenza” della vittoria ottenuta dal Napoli. Che, tra le altre cose, ha anche giocato con un assetto mai provato prima in gare ufficiali: tre difensori e quattro centrocampisti centrali – più o meno, come vedremo – tutti insieme dal primo minuto. Non è poco, non è scontato, nell’ambito di una gara contro una squadra che, classifica alla mano, è ancora invischiata nella lotta per non retrocedere. Non lo sarebbe mai per nessuno, in realtà – ma solo se non si vive sui social.
Un’analisi tattica a metà
Il paradosso relativo a Cagliari-Napoli, nell’ambito di questa rubrica ospitata dal Napolista, è che il gol di McTominay al minuto 1 finisce per falsare l’analisi tattica della gara. O, quantomeno, la sporca. Perché la squadra di Conte non ha mai giocato con l’urgenza di dover sbloccare il risultato. E quindi, di fatto, non ha mai avuto bisogno di forzare troppo, ha accelerato solo a strappi. Anche questo dovrebbe rientrare nelle valutazioni ex-post, o almeno in quelle basate su concetti più profondi, più realistici, rispetto alla sedicente estetica del gioco.
Al netto di tutto questo, si parte dal e si arriva al fatto che Conte, come anticipato in precedenza, ha affrontato la trasferta in Sardegna con una squadra mai vista prima. Con un 3-4-2-1 che potrebbe essere riscritto tranquillamente come un 3-5-1-1, o addirittura come un 3-6-1. Sì, perché le scelte iniziali del tecnico del Napoli hanno portato all’inserimento di McTominay e De Bruyne negli slot che, nelle ultime settimane, erano stati occupati di Alisson Santos ed Elmas. L’altra mossa significativa ha riguardato il centrocampo, con l’inserimento del rientrante Lobotka accanto a Gilmour.



In alto ci sono le posizioni medie tenute dagli 11 giocatori titolari schierati da Conte. In mezzo e sopra, invece, vediamo due frame in cui il Napoli imposta il gioco con McTominay nel ruolo di terzo centrocampista centrale, e con De Bruyne (più o meno) a ridosso di Hojlund.
Come si percepisce chiaramente da queste immagini, il Napoli visto a Cagliari ha poco a che vedere con il 3-4-3 o con il 3-4-2-1 utilizzato da Conte in questa stagione. Per la gara giocata in Sardegna, evidentemente, il tecnico azzurro ha voluto testare meccanismi diversi, fondati sulla ricerca delle imbucate – soprattutto alla ricerca di De Bruyne – e poi sull’ampiezza a destra. Laddove, secondo i rilevamenti di WhoScored, il Napoli ha costruito addirittura il 42% delle sue manovre offensive. In realtà anche la primissima azione impostata dai calciatori azzurri – l’unica prima del vantaggio siglato da McTominay – ha mostrato quanto fosse sbilanciato, intendiamo verso destra, il piano-partita di Conte:
Guardate dove finisce il lancio di Milinkovic-Savic e quanti giocatori del Napoli sono appostati in quella zona
Questi pochi frame fanno presagire anche l’alta intensità del pressing predisposto da Conte: al di là dello “smottamento” sul lato di Politano, al Napoli sono bastati 15 secondi per portare addirittura 7 giocatori di movimento nella trequarti difensiva degli avversari. Riguardando bene l’azione, si vede chiaramente che Caprile è costretto a giocare male il pallone perché i suoi avversari – molti ex compagni, per altro – aggrediscono lui e gli altri giocatori del Cagliari in modo feroce ma coordinato. Sull’angolo successivo, poi, Buongiorno sbuccia fortunosamente il pallone, che un attimo dopo colpisce il palo e finisce tra i piedi di McTominay a zero metri dalla linea di porta.
Gestione, errori tecnici, zero rischi
Una volta risolto il rebus principale con il gol del vantaggio, il Napoli ha inevitabilmente abbassato le marce. O meglio: si è messo a controllare la partita attraverso il possesso, senza forzare troppo le giocate. In questo senso, il dato del possesso relativo al primo tempo (gli azzurri sono andati all’intervallo con una percentuale grezza del 68%) è a dir poco eloquente.
Nell’ambito di una gara del genere, il fatto che il Napoli abbia terminato la prima mezz’ora di gioco con una precisione dei passaggi non proprio altissima (88%) deve essere accolto per quello che è: un segnale sul fatto che diversi giocatori abbiano commesso un bel po’ di errori tecnici. In questo senso, i dati – come succede spesso – ci vengono in soccorso e ci aiutano a capire: al minuto 30′, Gilmour e McTomynay avevano una percentuale di appoggi riusciti, rispettivamente dell’81% e del 79%. De Bruyne, invece, non andava oltre il 70%.
Questo significa, naturalmente, che i suddetti giocatori non hanno mosso il pallone con grande precisione. Ma vanno fatte anche delle tare: De Bruyne, come detto in precedenza, aveva delle attribuzioni che lo hanno portato a ricevere la palla in zone congestionate e a cercare molti passaggi complicati verso Hojlund o verso gli esterni. Da parte sua, invece, Gilmour aveva il compito di verticalizzare il più possibile la manovra partendo da una posizione più arretrata. Di conseguenza, entrambi avevano più opportunità per commettere errori di misura. Inoltre, questo si può dire, anche le condizioni e la grandezza del campo del Cagliari non erano le migliori – usando un eufemismo – per fare un possesso di qualità.

La mappa dei tiri tentati dal Cagliari nel primo tempo (quello da distanza siderale è di Sebastiano Esposito)
Eppure, eppure, nonostante questi errori il Napoli non ha concesso alcuna occasione ai suoi avversari. Sembra una frase eccessiva, ma è suffragata dai fatti e dai dati. Il campetto di sopra, lo avrete letto, mostra infatti da dove sono partiti gli unici 3 tiri tentati dal Cagliari in tutto il primo tempo. A questo dato geografico, possiamo aggiungere quello temporale e situazionale: 2 di queste conclusioni sono arrivate tra il minuto 17′ e il minuto 19′, entrambe sugli sviluppi di calcio piazzato.
Quindi si, possiamo riscriverlo per ribadirlo: nel primo tempo il Napoli non ha concesso occasioni al Cagliari di Pisacane. Ha rischiato zero. È una notizia importante, anzi importantissima, per una squadra che veniva da 11 gare consecutive – di tutte le competizioni – con almeno un gol al passivo, E che, di fatto, ha costruito lo scudetto vinto lo scorso anno sull’efficacia – vien da dire sull’impenetrabilità – della sua difesa.
L’inizio della ripresa
Dopo l’intervallo, chi ha visto la gara se ne sarà accorto, il Napoli è tornato in campo in maniera più energica. In pratica la squadra di Conte ha cercato di ripetere lo schema del primo tempo, di aggredire forte il Cagliari per segnare subito e chiudere definitivamente la partita. I dati, in questo senso, dicono tantissimo: la squadra azzurra ha ha messo insieme 7 tiri tentati nei primi 20 minuti della ripresa, con 2 tentativi finiti nello specchio e ben parati da Caprile (prima con Politano e poi con De Bruyne). Proprio in occasione del tiro di Politano si sono viste le alte potenzialità del 3-5-1-1 con De Bruyne schierato alle spalle dell’unica punta:
Tutto in tre tocchi
In questa microsequenza si vede come un recupero palla in zona avanzata di campo possa trasformarsi velocemente in un tiro a tu per tu col portiere avversario. E il merito è tutto di KDB: Politano è intelligentissimo a farsi dare il pallone sulla corsa e a “chiamargli” il dai e vai, ma poi serve una grande sensibilità tecnica per servire quel passaggio col tempo giusto e con la forza giusta, per far passare la sfera in mezzo ai piedi di tutti quei difensori del Cagliari e depositarla su quelli di Politano.
Chiaramente un’azione non dice tutto, e neanche tanto, delle possibilità offerte da un sistema tattico. Ma in questo caso la differenza va ricercata nella posizione di De Bruyne, prima ancora che nelle sue qualità. Nel fatto che il ruolo di trequartista del 3-5-1-1 gli permetta di essere libero. Di muoversi verso gli epicentri del gioco, di associarsi ai compagni laddove avvengono le cose, laddove le sue letture e la sua creatività possono essere decisive. Non è un caso, non può esserlo, che anche l’altra conclusione nello specchio scoccata dal Napoli sia arrivata dopo un’azione assimilabile a quella del tiro di Politano. Guardate dove e come riceve la palla De Bruyne, prima di battere a rete con il sinistro:
Tutto molto semplice (ma solo in apparenza)
Alisson Santos e il controllo
Quasi per assecondare la verve della sua squadra a inizio ripresa, Conte ha deciso di fare una mossa contro-intuitiva. Vale a dire ha inserito Alisson Santos al posto di Lobotka, con conseguente scalata di McTominay nel doble pivote davanti alla difesa. Il punto, però, è che l’alta intensità degli azzurri ha finito per affievolirsi con il passare dei minuti, il baricentro si è abbassato un po’ (nel primo tempo il Napoli lo aveva posto mediamente a 53 metri, nella ripresa questo dato è sceso a 45 metri) e così la partita ha cambiato di nuovo volto.
Anche per merito dei cambi di Pisacane, infatti, il Cagliari ha iniziato ad attuare un pressing più intenso, più convinto, a cercare più insistentemente la giocata verticale verso gli attaccanti. Non a caso, viene da dire, sono entrati Kılıçsoy, Mendy e Trepy, ovvero tre attaccanti di ruolo. Conte ha risposto accentuando la modalità gestione, ovvero con l’inserimento di Anguissa (apparso in condizioni decisamente migliori rispetto alla gara contro il Lecce) e Spinazzola, due giocatori bravissimi – anche se in modi diversi – a congelare il possesso. E così la sofferenza è stata solo apparente: proprio come avvenuto nel primo tempo, Milinkovic-Savic non è stato chiamato a compiere alcuna parata. Sì, esatto: come detto all’inizio, il Cagliari ha chiuso la gara con 0 tiri nello specchio della porta.
Conclusioni
Non c’è molto altro da aggiungere, se non una riflessione sul futuro. Quello prossimo e quello venturo. Il Napoli visto a Cagliari, infatti, è una squadra in piena tensione evolutiva, che – giustamente, visti i rientri degli infortunati – sta di nuovo riscrivendo di nuovo la sua fisionomia. In questo senso, dalla Sardegna non potevano arrivare segnali migliori: nonostante gli esperimenti in corso, la squadra di Conte ha mostrato grande equilibrio, grande solidità difensiva – pure se priva di due pilastri come Rrahmani e Di Lorenzo – e una spiccata intelligenza nella gestione dei momenti.
E insomma: in vista delle ultime otto gare di campionato, si può – anzi: si deve – ripartire da questo sistema liquido e mobile. Da questo 3-4-2-1 che può evolversi senza problemi in un 3-5-1-1, in un 3-6-1, o comunque in un 3-4-3 asimmetrico con De Bruyne messo alle spalle della prima punta. Accanto ad Alisson Santos, accanto a Elmas. Accanto a McTominay schierato più avanti, o magari accanto a Vergara o a Giovane. Conte, nelle interviste del postpartita, ha addirittura rispolverato il ricordo di David Neres, ma è stato scettico su un suo possibile rientro prima della fine della stagione.
Non abbiamo snocciolato tutti questi nomi a caso: è evidente che Conte, al netto degli inevitabili confronti con la società, abbia già iniziato a lavorare anche in vista del prossimo anno. Con un organico del genere, che offre cioè tutte queste opportunità, è inevitabile pensare a un Napoli ancora competitivo. Ancora in grado di occupare stabilmente i primi posti della classifica di Serie A. Potenzialmente in grado, al netto di catastrofiche emergenze-infortuni come quella di quest’anno, di fare molto meglio in Champions League. E tutto questo, beh, è merito di Antonio Conte. Che piaccia o meno ai dissertatori di estetica sui social.











