Palladino l’ultima scoperta di Berlusconi: poco reclamizzato perché non fa lo scienziato, ma porta a casa i risultati

Berlusconi gli affidò il Monza derelitto, lui lo salvò due volte di fila. A Firenze è arrivato sesto e ora l'Atalanta. Poco reclamizzato perché non si atteggia a inventore del calcio

Palladino Atalanta-Napoli palladino

Ni Napoli 22/11/2025 - campionato di calcio Serie A / Napoli-Atalanta / foto Nicola Ianuale/Image Sport nella foto: Raffaele Palladino

La splendida rimonta della Dea ai danni del Borussia Dortmund ha riacceso i riflettori su un allenatore spesso mediaticamente sottovalutato, ma che dalla sua promozione in prima squadra al Monza, avvenuta nel settembre 2022, ha sempre ottenuto risultati egregi con il materiale a disposizione. Ma d’altronde, se Berlusconi in persona ha puntato su di te, un motivo ci sarà.

Palladino, l’ultima visione di Berlusconi

Berlusconi ha sempre avuto il dono di comprendere il talento quando se lo trovava davanti, di saggiare le persone e le loro qualità: caratteristica che fa la fortuna di un imprenditore e che, nel suo caso, ha generato enormi fortune anche nel mondo del calcio. Ha affidato il suo Milan allo sconosciuto Arrigo Sacchi nello scetticismo generale. E poi, congedato Sacchi, ha messo il Milan delle meraviglie nelle mani del signor nessuno Fabio Capello che era cresciuto in casa e in vita sua non aveva mai allenato. Giusto per fare due esempi. Palladino è stata l’ultima di queste grandi intuizioni.

Quando venne promosso in prima squadra alla guida del Monza, i lombardi erano derelitti all’ultimo posto, con un solo punto raccolto nelle prime sei giornate. L’esordio dell’allenatore partenopeo? Beh, 1‑0 in casa contro la Juventus di Allegri. Si sono viste partenze peggiori. Tre vittorie nelle prime tre partite e zero gol subiti: un allenatore che bada al sodo è un allenatore destinato a far bene. Salverà il Monza con sei giornate d’anticipo. Si salvò anche l’anno successivo.

Alla Viola? Visto com’è andata a Firenze, direi che sia lecito pensare che si stiano ancora mangiando le mani. Sesto posto in classifica e 65 punti in campionato: un record che non si vedeva dal 2013‑14, quando c’era Montella in panchina. Si dimise per divergenze con la società. Prima che se ne andasse, ci fa una bella contestazione da parte dei tifosi della Fiorentina con il famoso striscione che invitava lui e Pradè ad andarsene. Considerando le grandi cose che hanno fatto dopo…

Il capolavoro finale

Raffaele da Mugnano ha ereditato una squadra — la Dea — 13ª in campionato dopo 11 giornate, con 13 punti fatti nella scellerata gestione Juric (1 vittoria, 7 pareggi e 2 sconfitte). L’Europa sembrava utopia, almeno fino al suo arrivo. Con lui l’Atalanta ha conquistato 32 punti, frutto di 10 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte. L’ultimo successo contro il Napoli ha ferocemente riacceso le speranze di una qualificazione nella competizione europea più ambita.

E in Europa? Juric aveva conquistato 7 punti, Palladino 6: ha battuto il Chelsea per 2‑1 e ha conquistato i playoff con 13 punti. E ieri la sublimazione del lavoro svolto finora. La Dea ribalta il 2‑0 dell’andata in casa del Borussia Dortmund con un sonoro 4‑1, in una partita che profuma di mentalità e “cazzimma”, che Palladino avrà sicuramente saputo trasmettere.

Un allenatore che, come detto, abbraccia sì la modernità, ma senza farla diventare un feticcio da inseguire a tutti i costi, sacrificando anche elementi chiave come la compattezza. La Dea esprime un gioco fondato sull’intensità, ma bada anche a non prenderle (com’è giusto che sia), e in Champions questo fa tutta la differenza del mondo. Come già detto, strafare non serve: Palladino si è calato bene in ogni realtà in cui si è approcciato, plasmandosi in base al materiale a disposizione. È, con tutta probabilità, un predestinato.

Dunque, da Sacchi nel lontano 1987 — voluto con forza e strappato al Parma, che militava in Serie B — a Palladino oggi si può dire che Berlusconi, a livello di intuizioni calcistiche, abbia avuto pochi eguali.

Classe 2000. Scrivo di sport, soprattutto di calcio e del Napoli, come collaboratore e occasionalmente editorialista.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata
Correlate