Laporta ritiene di aver salvato il Barcellona, è visto come una specie di Robin Hood (Paìs)

Siamo nei pressi dell'elezione del nuovo presidente, per cui l'attuale dovrà dimettersi per riprendersi la carica. Il Paìs: "È l'interlocutore migliore per contestare i poteri forti, ovvero il Real Madrid"

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Mg Barcellona (Spagna) 12/03/2024 - Champions League / Barcellona-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Joan Laporta

Come racconta El País, Joan Laporta non è semplicemente il presidente del Barcellona: oggi egli stesso è il Barcellona. Uomo di potere, di istinto e di resistenza, Laporta incarna un’idea di club che va oltre il calcio e si intreccia con identità, politica, simboli e rischio permanente. Tra carisma populista, debiti record, successi sportivi e una capacità quasi innata di sopravvivere alle crisi, il quotidiano spagnolo traccia il ritratto di un leader che divide, domina e resiste, sostenuto da una base sociale che continua a riconoscersi in lui anche nei momenti più fragili. Al Barcellona – lo ricordiamo – per essere rieletti presidenti bisogna prima dimettersi dall’incarico per la durata della campagna elettorale (circa un mese), per essere votati in una situazione paritaria rispetto agli altri.

Laporta ritiene di aver salvato il Barcellona, è visto come una specie di Robin Hood (Paìs)

Si legge così sul noto quotidiano spagnolo:

“Non c’è bisogno di conoscere il peso di Joan Laporta, perché i chili non hanno mai limitato il suo girovita perfetto. Abituato a stare in piedi, è così felice di essere il presidente del Barcellona che probabilmente vorrebbe che la carica fosse a vita, convinto com’è di vincere sempre le elezioni, comprese quelle del 15 marzo sul piazzale del Camp Nou. Vive per il Barcellona. […]

Più candidati, meno campagna elettorale e meno affluenza alle urne sono la soluzione migliore per Laporta, il chiaro favorito e l’unico presidente ad aver completato il suo mandato dall’introduzione del suffragio universale nel 1978. Josep Lluís Núñez, Joan Gaspart, Sandro Rosell e Josep Maria Bartomeu si sono tutti dimessi, mentre Laporta ha governato dal 2003 al 2010 e ora è destinato a rimanere in carica fino al 2031 dopo aver vinto di nuovo nel 2021. [….]

Il presidente uscente si presenta come l’interlocutore migliore per difendere l’indipendenza del club dai poteri forti – mediatici, politici ed economici – e, naturalmente, per contrastare il Real Madrid. Il suo carisma supera i dubbi sui suoi metodi, tipici dei leader populisti, al punto che, dal punto di vista del Barcellona, Laporta potrebbe benissimo essere visto come una sorta di Robin Hood, pur rimanendo Braveheart,  […] La compianta partenza del numero 10 (Messi ndr) spiega i cambiamenti di strategia e retorica del presidente uscente: da un rinnovo concordato e un patto con Javier Tebas, presidente della Liga, si è passati a un’alleanza con Florentino Pérez e all’iniziativa della Super League. Oggi, cinque anni dopo, le cose sono cambiate di nuovo, e gli ex alleati sono ora nemici, mentre le cattive compagnie sono diventate amici necessari «per il bene del Barça», come sostiene sempre Laporta. […]

La macchina sembra così ben oliata che, a differenza delle elezioni precedenti, Laporta non avrà bisogno di acquisti o trucchi per difendere il suo status di favorito contro gli avversari che, al contrario, ricordano come la candidatura dell’attuale presidente abbia vinto inaspettatamente le elezioni del 2003 perché il sostegno degli elettori era molto basso fino a quando non è apparso il fascino di Beckham – ora, curiosamente, associato a Messi a Miami. […]

Laporta ritiene, in un certo senso, di aver salvato il Barcellona con la sua audacia in un periodo di estrema difficoltà e numerose partenze dovute alla situazione critica del club, come quella di Joan Gamper”.

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