L’Arsenal è specchio del male moderno: o vincono, oppure non sono veri uomini
"Sono in testa, ma il loro capocannoniere ha segnato solo 5 gol. E allora? Il modo in cui si viene costantemente osservati ovviamente altera l’esperienza".

Mg Milano 06/11/2024 - Champions League / Inter-Arsenal / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Mikel Arteta
Il Guardian dice che il vero problema dell’Arsenal – e forse del calcio moderno – non è tattico, né emotivo, né legato al peso della storia. È qualcosa di più sottile e pervasivo: l’impossibilità di sottrarsi allo sguardo continuo che trasforma ogni esitazione in processo pubblico. Il quotidiano inglese costruisce un saggio che intreccia tecnologia, ansia contemporanea e Premier League, arrivando al cuore della strana, logorante stagione dell’Arsenal di Mikel Arteta: una squadra in testa al campionato, ma intrappolata in una tensione costante, osservata, analizzata e giudicata. E alla fine ieri hanno stracciato il Leeds per 4-0 (con giocate da capogiro) e sono primi in classifica a +7 in attesa di City e Aston Villa.
Arsenal (Guardian)
Si legge così sul quotidiano britannico:
“Questo è il vero problema. L’esistenza in rete. Essere visti in continuazione. È diventato inevitabile. […] Da qui in poi, l’Arsenal probabilmente vincerà il campionato. Hanno i punti, la squadra e gli avversari fallibili. L’unica vera certezza è che sarà un’esperienza straziantemente intensa, l’equivalente calcistico di un urlo silenzioso. […] Ci sono alcune risposte ovvie al perché ci sentiamo così. (…) L’Arsenal deve vincere il campionato, altrimenti sono fondamentalmente dei truffatori, dei coglioni, un’imitazione di cartapesta di veri uomini. (…) È una logica basata sui risultati, il paradosso di Deeney, l’ossessione dei cojones, che confonde l’essere bravi a football con l’essere moralmente buoni, coraggiosi e giusti. È l’assenza di analisi. […]
Ma è chiaro che qualcosa sta cambiando. L’Arsenal è in testa, ma il suo capocannoniere ha segnato cinque gol. Guardarli, provare a creare o giocare con scioltezza è come farsi cavare lentamente gli occhi con un cucchiaino smussato. […] La spiegazione più interessante è una parabola di robotizzazione. Il difetto dell’Arsenal risiede in un’eccessiva meccanizzazione delle tattiche. […] L’intelligenza artificiale sembra spaventosa. Ma non è intelligente. Non è nemmeno artificiale. È solo un frammento di pensiero umano espresso in righe di codice. Ma fa parte del punto di differenza più ovvio. Che è: il controllo. La vita online. Essere visti, sorvegliati, costantemente interfacciati. Le persone spesso si chiedono perché le cose accadano in un certo modo. Risposta: è sempre colpa di internet. […]
Non è una novità, ma diventa più intenso di anno in anno. È anche il fattore più trascurato nello sport moderno d’élite: il modo in cui si viene costantemente osservati ovviamente altera l’esperienza“.










