Tamberi: «Non credo Jacobs ce l’avesse con me, ci sono state difficoltà con la Federazione da quando vive negli Stati Uniti»

Alla Gazzetta: «Punto a vincere gli Europei per la quarta volta a metà agosto. Nel mirino c'è Los Angeles 2028, anche se non potrò più gareggiare con la frequenza che vorrei».

Tamberi

Italy's Gianmarco Tamberi reacts while competing in the men's high jump qualification of the athletics event at the Paris 2024 Olympic Games at Stade de France in Saint-Denis, north of Paris, on August 7, 2024. (Photo by Andrej ISAKOVIC / AFP)

Gianmarco Tamberi, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, ha parlato delle prossime Olimpiadi a Los Angeles nel 2028, a cui vorrebbe partecipare.

L’intervista a Tamberi

Come sta andando?

«Discretamente bene, a parte una nuova, lieve colica renale patita venerdì. Sono reduce da quei mesi di carico che nell’inverno 2024-2025 non ero riuscito a fare per concentrarmi sul recupero del ginocchio sinistro. Adesso ho una valida base di preparazione sulla quale costruire. Sono soddisfatto».

Problemi superati al ginocchio?

«È migliorato, ma non è ancora a posto. Probabilmente non lo sarà mai. Quando spingo un po’, quando lo sollecito, si infiamma e si fa sentire. Dev’essere il premio di 16 anni ad alta intensità…».

Come gestisce la situazione?

«Il lungo periodo lontano dall’attività dopo la stagione olimpica mi ha insegnato a dosare gli sforzi, a capire certe dinamiche. Prima, per saltare, silenziavo il dolore. Ora, invece, non faccio infiltrazioni da lungo tempo, seguo quel il ginocchio mi dice. Non facessi così, al 2028 non arriverei di sicuro».

Il mirino è puntato sempre a Los Angeles 2028?

«Certo ed è per questo che non potrò più gareggiare con la frequenza che vorrei. Per uno come me, che vive di agonismo, è difficile da accettare, ma certe scelte, con l’età, diventano obbligate. Non devo aver fretta: significa, per esempio, che la stagione indoor non è nei miei piani. Poi, se a metà febbraio mi accorgerò di avere una condizione da giustificare un tentativo, potrò provare».

L’anno scorso ha fatto cinque gare, mai oltre i 2,20 m e un quarto posto: quanto ha sofferto?

«È stata molto dura: da maggio in poi ci ho provato. E forse, senza l’infortunio a un bicipite di fine agosto, ai Mondiali di Tokyo, dove si è saliti sul podio con 2.31, sarebbe andata diversamente. Ma avevo lavorato poco, mi mancavano sicurezze. La delusione, viste le premesse, è
stata però smaltita in fretta».

Ha confermato di essere umano anche lei:

«Altroché: non poter soddisfare le aspettative di tifosi e gente comune mi ha messo in difficoltà. Molti han pensato: “Se torna, vince”. Col cavolo, nello sport di vertice non funziona così. Saltare certe misure non è come guidare un’auto, non bastano gli automatismi. Però mi sono anche sentito lusingato: qualcuno ha creduto fossi capace di fare miracoli».

Spesso si allena con la muta nella piscina di casa…

«Per esercitarmi a gravità zero, per favorire reset muscolari. E per ricordare Fabrizio Borra, mio storico fisioterapista scomparso l’anno scorso, che me ne spiegò l’utilità già nel 2017».

Marcell Jacobs è stato declassato mentre lei è ancora nei top. Ha detto: “Tamberi sa mantenere i rapporti, io non riesco a fingere di fare l’amico”:

«Penso le parole siano state travisate, non credo ce l’abbia con me. Detto ciò, sono davvero felice che abbia deciso di continuare. E’ un esempio per tanti ragazzi. Per quanto riguarda il declassamento, credo ci siano state difficoltà con la Federazione da quando vive negli Stati Uniti; so che da quel momento è mancata un po’ la condivisione dei programmi di allenamento e della condizione di salute. La Fidal si aspetta da noi atleti top una condivisione costante delle nostre condizioni. Sono certo che sia il presidente, sia la struttura tecnica, riconoscano che sarà per sempre uno dei più grandi dell’atletica italiana. Ma capisco che in una situazione così fosse complicato stilare accordi. Per quanto mi riguarda, senza andare troppo indietro, il 2.37 saltato a Roma 2024 è la miglior misura al mondo degli ultimi 7 anni. Può essere sufficiente per dare alla Fidal un valido motivo per credere in me e nel mio percorso verso Los Angeles».

A cosa punta?

«A vincere gli Europei per la quarta volta, la terza consecutiva. Appuntamento a Birmingham, a metà agosto: i rivali non mancheranno. Da pochi giorni mi sono rimesso a dieta».

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