Platini: «Con me la Fifa si sarebbe occupata di calcio, non di politica. Però mi hanno ucciso, fu un’operazione politica»

Al Guardian: «Infantino era un buon numero due, ma non è un buon numero uno. Ha un solo problema: gli piacciono i ricchi e i potenti, quelli coi soldi. Era così anche da numero due».

Platini

1987 archivio storico Image Sport / Juventus / Michel Platini / foto MB/Image Sport

«Ci sono milioni e milioni di romantici nel calcio», dice Michel Platini. Il Guardian gli chiede se, dopo un decennio di esclusione dal gioco, il suo fascino per questo mondo sia svanito. «Milioni che condividono le idee che ho io. Ma alla fine è un grande business».

Platini sostiene che sarebbe diventato presidente della Fifa se non fosse stato squalificato nel 2011 per un presunto pagamento illecito legato a Sepp Blatter. Dopo il procedimento penale, entrambi sono stati definitivamente assolti da un tribunale svizzero. Su di lui non pende più nulla, se non la convinzione di essere stato tradito. Ha raccontato:

«È una sensazione strana. Gli ultimi dieci anni sono stati molto complicati per quello che ha sofferto la mia famiglia: vedevano cosa scrivevano i giornali, cosa diceva la gente, il dibattito globale. Ma non mi sono mai preoccupato della decisione finale perché sapevo di non essere colpevole, sapevo che alla fine non ci sarebbe stato nulla. Interiormente sono sempre stato sereno».

L’intervista a Michel Platini

Ora che tutto questo è agli atti, la domanda è se, a 70 anni, Platini abbia ancora qualcosa da dare al calcio di vertice. Lo sport è andato avanti e i suoi nove anni da presidente Uefa sembrano lontanissimi. Ha dichiarato al Guardian:

«Ero destinato a diventare presidente della Fifa. Tutto è successo perché non volevano che accadesse. La squalifica è stata una grande ingiustizia ed è stata soprattutto politica. Un gruppo di persone ha cercato di uccidermi».

E conclude:

«Si è creato un clima contro di me. Questa amministrazione, persone che non conoscevo, non voleva un presidente diverso. La minestra era molto buona, si guadagnavano tanti soldi, e non mi volevano perché avrei potuto cambiare molte cose. Avevano paura di me».

E non rinuncia a battersi per la sua verità: «Non cederò a chi ha mentito su di me. Non è vendetta, è una lotta per la giustizia. Non voglio che qualcun altro subisca quello che ho vissuto io».

Come sarebbe stata una Fifa guidata da Platini? «Un’organizzazione che si prende cura del calcio, non della politica», risponde. Ma ammette: «Il romanticismo può aiutare il pragmatismo, ma il pragmatismo non aiuta i romantici».

Tema Infantino

Non include Gianni Infantino, allora segretario generale Uefa ambizioso e competente, tra coloro che lo hanno colpito alle spalle, nonostante Platini abbia presentato nel 2021 una denuncia contro di lui per traffico di influenze nel caso di corruzione. Ha dichiarato:

 «No, lui ha approfittato della situazione ma non è stato uno degli istigatori. Infantino voleva diventare presidente della Uefa, e questo significava spingermi verso la Fifa».

E ha continuato al giornale inglese:

«Era un buon numero due, ma non è un buon numero uno. Alla Uefa ha lavorato molto bene, ma ha un problema: gli piacciono i ricchi e i potenti, quelli con i soldi. È il suo carattere. Era così anche da numero due, ma allora non comandava».

Secondo Platini, «Ceferin deve essere più presente in Fifa»

E Aleksander Ceferin? Lo sloveno ha preso il posto di Platini alla guida della Uefa nel settembre 2016 e i due sono molto diversi. Uno statista del gioco, vincitore di tutto, è stato sostituito da un avvocato con un’esperienza relativamente breve ai massimi livelli calcistici. Ne ha parlato al Guardian, evitando di criticarlo:

«Ceferin deve essere più presente in Fifa. La Uefa è sempre stata un contrappeso alle stupidaggini fatte dalla Fifa. Bisogna essere più energici nel difendere i valori del calcio. Non ho contatti con lui e non voglio interferire, ma penso sia l’unico modo per impedire a Infantino di fare sciocchezze».

Secondo Platini, il ruolo di presidente Uefa diventerà «sempre più complicato», soprattutto per il crescente potere dei grandi club.

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