Il Bernabeu è proprietà dei tifosi del Real, sbaglia Arbeloa se vuole dividere chi è buono da chi è cattivo
Valdano sul Paìs: "Quello che abbiamo visto era una rabbia generalizzata di persone che si sentono proprietarie del club e che volevano esprimere il proprio disagio"

Lm Madrid (Spagna) - stadio Santiago Bernabeu - Real Madrid / foto Luca Martini/Image sport nella foto: panoramica dello stadio
Al Santiago Bernabéu, la passione dei tifosi del Real Madrid si manifesta con rabbia, entusiasmo e senso di appartenenza. L’esonero di Xabi Alonso, l’arrivo di Arbeloa, le eliminazioni clamorose hanno acceso un malcontento diffuso, sfuggito a chi interpreta la curva come strumento di cospirazione. L’energia del Bernabéu racconta molto più della partita stessa. Un linguaggio che declina il Bernabeu in ogni momento della vita del Madrid. Un tema sul quale si sofferma su El Pais Jorge Valdano.
Il Bernabeu è proprietà popolare dei tifosi del Real Madrid, sbaglia Arbeloa se vuole dividere chi è buono da chi è cattivo (Paìs)
“Quello che abbiamo visto al Bernabéu è stata una rabbia diffusa. Espressa da persone che si sentono padrone del club e che hanno voluto manifestare il proprio malcontento. Per quanto Arbeloa possa saperne, mi permetterei di consigliargli di non essere divisivo”.
“Sostenere un club significa sentirsi parte di qualcosa. In una società sempre più frammentata dobbiamo ringraziare il calcio per la sua capacità di creare comunità”. Se gli stadi potessero parlare, probabilmente direbbero, come nell’Apocalisse: “I tiepidi saranno vomitati”. Perché nel calcio portiamo il meglio e il peggio di noi stessi: il nostro amore infantile per una squadra, ma anche un fanatismo che lascia le emozioni senza freni. Da entrambi gli estremi è facile perdere il controllo”.
“Una tifoseria è un’entità viva, che cambia al ritmo della società. Il carattere del Bernabéu non è più quello di quando la maggior parte dello stadio stava in piedi, quando gli Ultra Sur esercitavano un potere quasi mafioso, quando i turisti non erano ancora arrivati in cerca di un’esperienza […]. Quello che abbiamo visto era una rabbia generalizzata di persone che si sentono proprietarie del club e che volevano esprimere il proprio disagio. Per quanto Arbeloa possa saperne, mi permetto di consigliargli di non essere divisivo. Mi spaventano i poliziotti dell’identità, quelli che decidono chi è leale e chi è traditore, chi va sostenuto e chi va respinto. Le cose sono più semplici: in un club con una radice popolare così profonda non esiste un solo modo di vivere la passione per il Madrid. Lo si ama in milioni di modi diversi e vanno bene tutti”.











