Grazie Decibel Bellini, una generazione di tifosi ha esultato e gridato con la tua voce

Emozioni e voce. Lascia una componente storica del Napoli di De Laurentiis, testimone vocale di una crescita costante e interprete dei sentimenti della città

Decibel Bellini

Grazie Decibel Bellini, una generazione di tifosi ha esultato e gridato con la tua voce

Emozioni e voce. Voce ed emozione, urlata, edulcorata, scolpita, storicizzata. Se c’è qualcosa che sigilla gli eventi e chi li racconta, li narra, li esalta contestualmente al loro nascere.

Il primo annuncio, il pareggio di Marek Hamsik contro la Juventus al San Paolo, poi in successione il vantaggio Quagliarella e il sigillo del Pocho Lavezzi.

Quindici anni dopo, Decibel Bellini lascia il ruolo di speaker azzurro. Succede certo, ma è doveroso scivolare col dito sul tempo per renderci
conto che è stato, senza nemmeno accorgercene, la voce delle nostre gioie e va ringraziato, diversamente sottolineato.

Perché quella voce non annunciava solo nomi e cognomi: raccontava chi siamo.

In ogni inflessione, in ogni pausa studiata, in ogni urlo lanciato verso le curve, c’era la fierezza di essere napoletani. Decibel non è stato solo uno speaker: è stato un custode di identità, un interprete dell’anima di Napoli, un ponte tra la città e la sua squadra.

Quando urlava “NAPOLI!”, non stava solo presentando una formazione: stava ribadendo, al mondo intero, l’orgoglio di un popolo che che vive il calcio come un’estensione della propria cultura. Con enfasi, ma mai con finzione. Con calore, ma mai con retorica.

La sua voce era parte del paesaggio sonoro di Fuorigrotta, un’eco familiare che non veniva solo ascoltata: veniva vissuta.

Grazie Decibel, una generazione di tifosi ha esultato e gridato con la tua voce.

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