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L’analisi di As: aumentano gli infortuni ai legamenti perché i calciatori non smettono di potenziarsi

L’intervista al medico di fama mondiale Stone: «Prevenire nel calcio è impossibile, proprio per la natura del gioco. Non basta aumentare la forza muscolare»

L’analisi di As: aumentano gli infortuni ai legamenti perché i calciatori non smettono di potenziarsi
Mg Bergamo 25/11/2023 - campionato di calcio serie A / Atalanta-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: infortunio Thomas Olivera

Le lesioni al legamento crociato anteriore stanno diventando un problema sempre più diffuso nei principali campionati calcistici europei. Nel 2024, il numero di casi ha già superato del 36% quelli registrati nello stesso periodo dell’anno precedente. Per comprendere meglio questa “epidemia” e le sue cause, As ha intervistato il dottor Kevin R. Stone, rinomato specialista nella chirurgia e riabilitazione del ginocchio e fondatore della Stone Clinic di San Francisco. Secondo il dottor Stone, l’aumento delle lesioni al crociato non è sorprendente ed è, in larga misura, una conseguenza naturale dell’evoluzione del calcio.

«I giocatori stanno diventando sempre più veloci e potenti. Questo miglioramento delle prestazioni amplifica la forza degli scontri e la velocità dei cambi di direzione, due fattori che mettono sotto stress il legamento crociato. Più rapidamente un giocatore cambia direzione, maggiore è la pressione esercitata sul legamento che collega femore e tibia. Alla lunga, il legamento cede.»

«Sui legamenti va migliorata la forza muscolare dell’atleta? Non solo»

Un elemento chiave evidenziato dal dottor Stone è che il miglioramento della forza muscolare che pur essendo utile, non garantisce una protezione completa. Lo dimostrano gli sciatori, notoriamente dotati di muscoli estremamente sviluppati, che continuano a soffrire di numerose lesioni ai crociati. Un aspetto cruciale è la biomeccanica dei movimenti:

«Negli Stati Uniti, abbiamo lavorato con le atlete per insegnare loro a saltare e atterrare in modo corretto. Questo ha ridotto significativamente il rischio di infortuni, soprattutto tra le donne, che sono più vulnerabili a causa della conformazione anatomica.»

Un’altra soluzione parziale è intervenire sul regolamento sportivo, come è avvenuto nel football americano. Modificando le regole per ridurre la forza degli impatti iniziali tra i giocatori, si è riusciti a limitare il numero di infortuni, anche se non a eliminarli del tutto. Tuttavia, Stone sottolinea che nel calcio una misura del genere sarebbe difficile da applicare, data la natura del gioco e il valore spettacolare degli scontri diretti. Prevenire dunque rimane un obiettivo parecchio complesso_

«Dobbiamo prevenire, ovviamente. Ma la grande domanda si pone anche dopo l’infortunio: come recuperare al meglio e nel minor tempo possibile? Come ripariamo i legamenti affinché l’atleta ritorni in campo perfetto e non contragga l’artrite? La nostra indagine ruota attorno a questo in questo momento. Come proteggiamo l’articolazione del ginocchio dopo che si è verificato l’infortunio?

Attualmente tutto questo è in stand-by. È una tragedia dover rimuovere parte del ginocchio di un atleta per ricostruirne un’altra. Perché adesso, se ti strappi il legamento crociato anteriore, per ricostruirlo devi asportare parte del tendine rotuleo, del quadricipite o, peggio ancora, dei muscoli posteriori della coscia. Preferiremmo sempre farlo con tessuti di donatori, ma la fornitura di tessuti da donatori giovani e sani è molto variabile e molto difficile in Europa.»

 

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