Sul Corsera: “viene intervistato persino Luciano Moggi. È un coro di elogi, c’è pure il figlio Davide procuratore sportivo”

Lippi, quel documentario è una santificazione. Aldo Grasso ha ragione ma lui rosica da torinista
L’altra sera Raidue ha mandato in onda «Adesso vinco io – Marcello Lippi» il diciamo documentario sull’ex ct della Nazionale che ha vinto il Mondiale nel 2006. Ovviamente non è un documentario come lo si intendeva fino a qualche decennio fa, ossia un lavoro in chiaroscuro sul personaggio. È – come avviene ormai per molti prodotti di questo tipo – quel che a Cambridge definirebbero una leccata di culo. Ma ormai tutto ciò che riguarda il calcio ha uno spirito critico paragonabile alle temperature delle isole Svalbard a gennaio. Una perenne insopportabile impiastricciata di miele.
Aldo Grasso – celebre critico televisivo del Corriere della Sera – lo scrive (utilizzando termini più urbani) ma condisce la sua acrimonia con la fede torinista che lo contraddistingue. Parla di quel salvataggio sulla linea (o oltre la linea, diciamo oltre la linea) di Lippi in una partita col Torino. Salvataggio irregolare che di fatto tolse lo scudetto ai granata. Ecco, senza questo passaggio o comunque con meno enfasi data a questo passaggio, la critica sarebbe stata più tonica.
Va detto che Aldo Grasso lo ammette. Dopo aver scritto che
La prima impressione nel seguire su Rai2 «Adesso vinco io – Marcello Lippi» è che si tratti di una solenne gufata (noi tifosi siamo sensibili a queste ielle).
Lippi e quel salvataggio oltre la linea
Aggiunge:
Se si divaga, e si divagherà ancora, è perché il documentario realizzato da Simone Herbert Paragnani e Paolo Geremei è una sorta di santificazione di Lippi (viene intervistato persino Luciano Moggi); meritata, per carità, ma da un prodotto televisivo ci si aspetta qualcosa di più della scontatezza, a partire da quell’inizio con il «Nessun dorma» (si pensi soltanto all’abuso perpetrato negli ultimi trent’anni sull’aria della «Turandot», nota a tutti come «Vincerò», auspice Luciano Pavarotti).
Poi la parentesi da tifoso confesso:
Parlo da tifoso: ma Lippi, a 76 anni, avendo vinto tutto quello che c’era da vincere, osannato da tutti, potrebbe da gran signore dare una soddisfazione ad Aldo Agroppi e dire la verità su quel gol del marzo 1972 nell’incontro Sampdoria-Torino? Come chiede il suo conterraneo: «Oggi come oggi, vorrei solo che Lippi dicesse che quel mio colpo di testa, con cui avremmo pareggiato contro la Sampdoria e, di conseguenza vinto lo scudetto del 1971/72, lo ha respinto, solo dopo che aveva varcato la linea bianca».
E conclude:
È un coro di elogi, da Totti a Del Piero, da Vieri a Buffon, da Ferrara a Zidane al figlio Davide, procuratore sportivo. Da come fuma il sigaro, Marcello Lippi pare molto soddisfatto dell’opera.