Al The Players’ Tribune prima delle parole del padre: «Il suo idolo era Maradona. Quando ho saputo dell’interesse del Napoli, mio padre ha urlato: “Non puoi dire di no”»

Khvicha Kvaratskhelia ha rilasciato un’intervista a The Players’ Tribune. Quasi una lunga lettera dove traspare tutto il suo amore per Napoli e per il suo Paese, la Georgia. Ovviamente l’intervista risale a prima del caso scoppiato questa notte dopo le parole del padre. Quest’ultimo non vuole che il figlio continui nel Napoli. L’idea di Kvara però appare del tutto opposto.
Kvaratskhelia: «Venire a Napoli è stato merito di mio padre»
Di seguito alcuni estratti dell’intervista:
«Sono andato in Russia, a Mosca, a 17 anni, quasi 18. Ero ancora molto giovane. E vivevo da solo. I miei genitori erano inquieti. Mio padre era molto preoccupato ed è stata dura anche per me: sentivo lo stress e il peso di essermi allontanato dalla mia famiglia. […]
Ero da solo. Abitavo al centro tecnico, non avevo amici. Praticamente eravamo solo io e i ragazzi della sicurezza del centro: gli altri giocatori vivevano tutti da qualche altra parte. Era anche un posto un po’ spaventoso. Davvero, non sto scherzando! Era in mezzo a un bosco e non potevi andare fuori a fare una passeggiata perché potevi ritrovarti addosso dei cani o altri animali aggressivi. […]
Nel 2022 però è iniziata la guerra in Ucraina. La guerra fa schifo. Viviamo tutti nello stesso mondo, per me nessuno dovrebbe uccidere qualcun altro. È semplice, il mondo dovrebbe vivere in pace. Quindi, quando è cominciata la guerra, mi sono detto “Non posso stare qui”. Per la mia nazione, per la nostra storia. Così ho detto al club che dovevo andarmene».
L’arrivo a Napoli:
«Venire a Napoli è stato tutto merito di Badri. Sto parlando di mio padre. Il suo idolo era Maradona. E mio padre ha giocato in Azerbaijan. Quando ero un bambino, guardavo sempre i suoi video e per me era il miglior calciatore del mondo. Se qualcuno mi parlava di Messi o di Ronaldo, io rispondevo: “No, no, no…mio padre è più forte”. Avevamo sette, otto anni. E discutevamo: “Oh, Ronaldinho è il migliore di tutti”. E io dicevo: “No, no, no. Non hai visto mio padre”. Quando ero bambino, mio padre parlava sempre di Maradona come se fosse un Dio.
Perciò quando il mio agente mi ha detto dell’interesse del Napoli, non stavo nella pelle dalla gioia. Ero così felice. Ma mio padre? Incredibile. Mio padre urlò: “Non puoi dire di no al Napoli. Non puoi dire di no al club di Maradona!” Quindi non abbiamo dovuto pensare gran che. Non c’era niente da discutere».
I primi giorni a Napoli di Kvaratskhelia:
«Dovunque guardassi, vedevo Maradona. Maradona, Maradona, Maradona. Maradona a Napoli è Dio. L’ho detto subito a mio padre. E lui mi ha risposto: «Portami lì prima che puoi!» Stavo andando in taxi al campo di allenamento, perché era il primo giorno e non avevo ancora una macchina. Poi, quando ho visto come guidano là, mi sono detto: “Non posso guidare qui. Non posso farcela, è impossibile”. Poi però sono arrivato in hotel…e il paesaggio…oh mio Dio. Era la cosa più bella che avessi mai visto in vita mia, davvero. Per la città anche le persone anziane mi conoscevano già. Ancora prima che mettessi piede in campo. Le persone mi fermavano, “ma tu sei Kvaratskhelia!”
Ho detto tante volte ai miei amici che i georgiani e i napoletani sono quasi identici. Nel modo in cui entrambi amano così tanto il calcio. Abbiamo un modo di vivere la vita un po’…pazzerello? Non so come dirlo, provo a spiegarlo…La passione, la carica, l’energia. Anche in Georgia viviamo così.
Non scorderò mai la mia prima volta al Maradona. Allora sono andato sul campo ed era stupendo. Anche durante il riscaldamento, lo stadio era già pieno. Non si possono descrivere quelle sensazioni. Fanno andare proprio quella canzone: “Lalà, la, la, la”, quando comincia il riscaldamento. E poi mandano l’altra canzone di Maradona che arriva subito dopo…fa così, “Olè, olè, olè, olè” e allora i tifosi del Napoli cantano “Diego, Diegoooo”. Quindi, ogni volta che mi scaldo al Maradona, canto anche io: “Diego, Diegooo”.
Sono davvero molto, molto felice di giocare per il club di Maradona. Quando ero un bambino in Georgia la mia vita era un po’ complicata. A volte c’era qualche problema. Non entrerò nei dettagli, ma non era sempre tutto facile, mi capisci? E ora invece sono felice perché so che faccio sorridere il mio popolo giocando per il Napoli. Tutte le persone ci guardano. E ci seguono con passione».