A Fanpage spiega che c’è un errore sistematico di Sinner contro Alcaraz che lo ha fatto disperare: “Rincorrere dei pallonetti su cui si vedeva chiaramente che non c’erano possibilità di recupero”.

Paolo Bertolucci, ai microfoni di Fanpage.it, ha parlato dei temi più caldi al termine dello Slam francese che si è rivelato positivo per i colori azzurri, con tre finali all’attivo. Dal trionfo di Alcaraz al Roland Garros, alla sfida con Jannik Sinner:
Questo Roland Garros sposta gli equilibri, cosa ha in più uno e cosa ha in più l’altro?
“Il problema di Alcaraz è che non sempre offre un determinato rendimento, perché qui ha battuto Aliassime, Tsitsipas, Sinner e Zverev. Tanto di cappello. Ha vinto su erba, terra e cemento, non ha punti deboli. Il problema è che il suo tennis è talmente di altissimo livello, talmente sofisticato, che a volte si specchia un po’ troppo e cerca l’applauso dimenticandosi del punteggio, perdendo un po’ il discorso tattico. S’incasina da solo, come domenica sul 5-2 nel terzo. Poi però quando non c’è più margine per non badare al sodo, quarto e quinto, rifila 6-1, 6-2”.
Sinner quando c’è da fare il punto non va troppo per il sottile?
“Sinner è più pragmatico. Esce bene da Parigi, perché in una condizione precaria, come sapevamo, è stato l’unico che l’ha messo seriamente in difficoltà. Se Sinner non al 100%, visto che è calato fisicamente per i noti fatti, è arrivato lì lì per vincere, vuol dire che quando arriverà al 100% ci sarà da divertirsi”.
A memoria non ricordo un simile equilibrio tra due tennisti, su tutte le superfici. Non credi?
“Equilibrio su tutte le superfici sì. Poi bisogna dire che Sinner è stato vicino a vincere su una superficie più gradita ad Alcaraz, anche se la differenza è minima visto che ha vinto anche sulle altre e fa bene ovunque. Se dovesse scegliere il match della vita, lo giocherebbe sulla terra secondo me, cosa che non farebbe Sinner che preferirebbe indoor”.
Cosa deve fare Sinner per diventare più incisivo quando si arriva al quinto set?
“Lui deve gestire meglio e crescere da questo punto di vista. Alcaraz per esempio è più strutturato fisicamente, mentre Jannik non è ancora al top. Deve anche imparare a gestire all’interno del match determinate situazioni. Ad esempio in semifinale ho lanciato delle urla davanti alla TV quando l’ho visto rincorrere dei pallonetti, in due-tre occasioni, su cui si vedeva chiaramente che non c’erano possibilità di recupero: quelle cose ti uccidono e ti tagliano le gambe negli ultimi set. Il punto è perso, lascia andare, e invece oltre a quello perde anche il successivo perché poi non recupera. Capisco la generosità, ma non deve sfociare in eccessi negativi”.
C’è un errore sistematico che il nuovo numero uno del mondo deve assolutamente correggere e che ha fatto disperare Bertolucci: “In semifinale, ho lanciato delle urla davanti alla TV quando l’ho visto rincorrere dei pallonetti su cui si vedeva chiaramente che non c’erano possibilità di recupero”.
Un Roland Garros all’insegna degli italiani, chi ti ha colpito di più? Paolini? O Cobolli che ha rischiato di battere Rune?
“Quella di Cobolli è stata una partita, seppur eccezionale, mentre Jasmine ha fatto tutto il torneo. Poi Flavio è all’inizio mentre Paolini è al top di carriera. Il voto che do io è 9+, perché è mancata la medaglia d’oro, ma con tre argenti e un bronzo è una roba stratosferica. Poi c’è anche il genio di turno che mi scrive e dice che preferiva l’oro ai tre argenti… poi vedrai quando arriveranno tempi di magra. Già ora dicono ‘Hai visto Alcaraz è un’altra categoria, Sinner avrebbe perso anche con Zverev’. Siamo pur sempre in Italia”.