Fa il lavoro sporco per il compagno Hülkenberg, tappa gli avversari, li butta fuori pista. È una tattica. E ora rischia la squalifica

In Formula Uno non si chiama catenaccio. Si chiama “gioco di squadra”, al massimo. Ma nessuno l’aveva mai usato come una tattica palese, praticamente in tutte le gare. Alla Haas è diventata la norma: il povero Kevin Magnussen si immola e il compagno Nico Hülkenberg fa punti. Fa le barricate, Magnussen. Tappa gli avversari, a volte li butta fuori, altre volte taglia curve su curve. Morale: finora ha preso 10 punti di penalità, a 12 scatta la squalifica. Funziona come la patente a punti. Non è solo un “problema” sportivo per la Formula Uno: ogni posizione nel campionato costruttori vale circa 12-15 milioni di dollari. Insomma alla Haas hanno capito come sfruttare le regole per recuperare soldi in un campionato dominato dai soliti 3-4 top Team. Ne scrive The Athletic.
Magnussen ha accumulato ogni sorta di penalità in questa prima parte del Mondiale. A Miami per esempio ha preso una penalità di tempo per una collisione con Alex Albon, un’altra per aver sorpassato Yuki Tsunoda fuori pista. Poi sapendo che la sua gara era ormai rovinata è diventato aggressivo nelle sue mosse difensive per aiutare Hülkenberg, rallentando le vetture con cui stava lottando, Magnussen ha creato un gap che ha permesso a Hülkenberg di poter rientrare ai box senza perdere una posizione, mantenendo il decimo posto, segnando un punto prezioso per la Haas”.
Magnussen ha preso tre punti di penalità per la collisione con Albon, mentre il sorpasso su Tsunoda ha comportato solo una penalità di 10 secondi. Poi altri due punti di penalità in Cina per la collisione con Tsunoda dopo il riavvio della safety car.
“Ma è stato nella gara sprint di Miami che Magnussen ha fatto a se stesso il vero danno, ancora una volta aiutando Hülkenberg a segnare alcuni punti. È uscito di pista in tre occasioni per rimanere davanti a Lewis Hamilton, e aiutare Hülkenberg. Ognuno di essi ha innescato una penalità di 10 secondi che ha significato che Magnussen si è classificato ultimo, ma le sue azioni sono state efficaci nel consentire a Hülkenberg di scappare davanti”.
Magnussen lo ha ammesso tranquillamente alla tv ufficiale della Formula Uno: “Ho dovuto fare un gioco per non farmi sorpassare. Non è il modo in cui voglio correre. Ma è quello che dovevo fare”.
Gli steward hanno indagato Magnussen per comportamento antisportivo ma sanno che le regole evidentemente non scoraggiano abbastanza il catenaccio di squadra. Anche Magnussen conviene che le regole potrebbero essere migliorate: “Se stai combattendo e fai qualcosa che non è permesso, la Fia dovrebbe avere il potere di dirti di restituire punti o posizioni”. Ma visto che non lo fa…