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Jacobs: «Ho rischiato di farmi condizionare da quello che la gente pensa di me»

A Sportweek: «La scorsa stagione ho perso il focus. Io portabandiera? È il sogno di chiunque faccia sport a questi livelli»

Jacobs: «Ho rischiato di farmi condizionare da quello che la gente pensa di me»
A member of Italy's silver medal team, Italy's Lamont Marcell Jacobs (R) embraces USA's Noah Lyles (C) after the USA team win the men's 4x100m relay final during the World Athletics Championships at the National Athletics Centre in Budapest on August 26, 2023. (Photo by ANDREJ ISAKOVIC / AFP)

Marcell Jacobs ha rilasciato una lunga intervista a “Sportweek” dove parla del periodo difficile che ha vissuto e del nuovo percorso intrapreso in Florida, dove ha provato a ritrovare se stesso.

Jacksonville e la Florida l’hanno cambiata?
«In questo lungo periodo ho avuto molto tempo da dedicare a me stesso, concentrandomi solo su campo e famiglia. Così, in qualche modo, mi sono ritrovato. Quando sei preso da mille impegni, quando tutti ti girano intorno, è difficile riflettere. Qui, invece, ci sono riuscito, ho potuto isolarmi e ho ben messo di nuovo a fuoco quali siano i miei obiettivi. Ho dato di nuovo un senso compiuto al mio percorso».

Che cosa intende?
«La scorsa stagione, per tanti motivi, infortuni in testa, ho smarrito il focus. Mi sono perso in tanti risvolti. Il sogno che inseguo sin da quando ero bambino ha rischiato di svanire. Ora, invece, è di nuovo tutto più chiaro. Ho ritrovato quella parte di me, molto personale, che mi permette di esprimermi al meglio in pista. Non che mi fossi perso, ma sentivo l’esigenza di cambiare punti di vista. Venire qui mi ha aiutato tantissimo».

Obiettivo centrato, dunque?
«La scelta di trasferirmi, di lasciare Roma e l’Italia, di cambiare allenatore, era stata dettata in primis da motivazioni di carattere sportivo. Ma è ovvio che le incognite fossero tante in generale. Il tempo, però, è volato, mi sembra di essere arrivato ieri. Ho potuto fare solo quel che più mi piace, senza dividermi in tanti rivoli. Sono tornato in contatto con me stesso, con il vero Marcell, non con quello che si convince che vada sempre tutto bene, ma con quello che sa dirsi la verità».

Jacobs: «Ho rischiato di farmi condizionare da quello che la gente pensa di me»

È diventato filosofo?
«Ripeto: l’ultimo anno, a livello di gestione di quel che mi accadeva intorno, è stato impegnativo. Solo chi è davvero vicino a me sa esattamente come vanno le cose. Ma tanti altri hanno preso a giudicare e stavo per ripetere l’errore che commettevo anni fa prima di cominciare a lavorare con la mia mental coach, Nicoletta Romanazzi. Ovvero, farmi condizionare da quel che la gente pensa di me. In tal caso, si entra in un loop assai pericoloso. La tranquillità trovata qui mi ha permesso diristabilire i giusti equilibri».

Sul possibile ruolo di portabandiera

«Quando prima di Tokyo ho ascoltato Elia Viviani e Jessica Rossi parlare da alfieri designati, mi sono venuti i brividi e mi sono chiesto se un giorno anche io avrei potuto godere di quella opportunità. Credo sia il sogno di chiunque faccia sport a determinati livelli. È qualcosa di epico. Io ho avuto la fortuna di venir designato per la cerimonia di Chiusura di Tokyo e già lì le emozioni sono volate altissime. Per Parigi tanti meritano questa possibilità, tanti in Nazionale hanno vinto moltissimo.
Toccherà al presidente Malagò e ai suoi collaboratori scegliere e non c’è davvero nessuno di più indicato. Per quanto mi riguarda, se non sarà per questa edizione, sarà per la prossima…»

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