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Pecoraro: «Ci si nasconde dietro l’ordine pubblico, ma il problema sono i recuperi delle gare di campionato»

L’ex procuratore generale Figc al Messaggero sui fatti di Udine spiega perché spesso le gare non vengono sospese anche se il protocollo lo prevede

Pecoraro: «Ci si nasconde dietro l’ordine pubblico, ma il problema sono i recuperi delle gare di campionato»

Il Messaggero intervista oggi il coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, ex prefetto di Roma e procuratore generale della Figc sino al 2019, chi meglio di Giuseppe Pecoraro su quanto accaduto ieri a Udine nei confronti di Maignan

Pecoraro promuove Maresca

La questione è se l’arbitro Maresca abbia seguito correttamente il protocollo o se avrebbe dovuto comportarsi in maniera diversa sospendendo magari l’incontro

«No, si è comportato benissimo, perché dopo il primo richiamo ha indotto il pubblico a un atteggiamento diverso. In caso di altre interruzioni, avrebbe però dovuto sospendere tutto. Altrimenti non si risolverà mai nulla e ci si nasconderà dietro l’ordine pubblico, quando il problema vero sono i recuperi delle gare di campionato. La soluzione è nel documento firmato».

È vero che l’arbitro può far poco senza l’ok del responsabile della sicurezza?

«È una scusa dietro la quale ci si nasconde. Ci fu una polemica fra me, Gravina e Nicchi dopo Inter-Napoli, quando venne espulso Koulibaly per aver segnalato al fischietto gli ululati. È sbagliato, perché chiunque può farlo. E il responsabile dell’ordine pubblico non sempre è presente sul campo o facilmente raggiungibile. Non si può dare a lui la responsabilità per un’attività sportiva».

Dalla Questura arrivano indicazioni di non usare il pugno duro per evitare che possa scoppiare il caos sugli spalti?

«In effetti l’interruzione definitiva di un incontro non è un problema semplice da affrontare. Io ero prefetto quando nel 2014 si giocò la finale di Coppa Italia, Napoli-Fiorentina, e morì Ciro Esposito. Feci disputare la partita perché sarebbe stato più grave annullare l’incontro e fare andare via 80mila persone, ma in questo caso è diverso. Hai un altoparlante, minacci due tre volte la sospensione. Già dopo il primo avvertimento, si presume che il resto del pubblico abbia un atteggiamento consono»

 

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