Si aprirebbe una crisi. Il destino di un allenatore è collegato ai risultati: e la Champions è lì, a portata di mano

Mazzarri, una sconfitta oggi porterebbe a riflessioni di De Laurentiis. Lo scrive il Corriere dello Sport con Antonio Giordano.
Il Napoli è soffocato dai guai, ne ha persi complessivamente nove per strada (e almeno cinque – Olivera, Kvaratskhelia, Osimhen, Anguissa, Meret e Natan – sarebbero stati titolari); e per non farsi mancare niente è reduce da una controrivoluzione tecnica, la difesa a tre, a cui Mazzarri s’è votato, consapevole di potersi ritrovare all’Olimpico dinnanzi ad un bivio pericoloso.
Il suo secondo mandato, attraversato tra difficoltà oggettive e scelte soggettive, ha generato in De Laurentiis crepe che stanno lì e che un’eventuale sconfitta – dipende dal modo, dalla natura – finirebbero per dilatare, per aprire una crisi o per ispirare riflessioni assai intimistiche. Il destino di un allenatore, e il principio vale anche a Napoli, è collegato rigorosamente ai risultati: la Champions a portata di mano è un salvacondotto indispensabile per starsene comodamente in panchina e Mazzarri, che a Riyad ha deciso di uscire dagli equivoci del 4-3-3 con il quale non ha mai avuto frequentazioni solide e di procedere dignitosamente con la propria cultura per provare a rimettere assieme i cocci di una stagione rovinosa sin da luglio scorso; mai raddrizzata dopo, anzi.
Cosa ha scritto la Gazzetta di Mazzarri dopo Riad
Mazzarri ha capito che non ha più senso scimmiottare il 4-3-3 alla Spalletti. Lo scrive (anche) la Gazzetta dello Sport con Vincenzo D’Angelo. E non possiamo che esserne contenti. Finalmente ci si rende conto del proverbio “errare è umano, perseverare è diabolico”.
Arrendersi all’evidenza è sintomo di intelligenza.
Arrendersi all’evidenza è sintomo di intelligenza. Perché continuare a scimmiottare un 4-3-3 alla Spalletti quando di quella squadra restano lo scudetto, i record, il dolce ricordo e poco altro? A volte bisogna essere realistici, aprire bene gli occhi e cercare di andare più in profondità nelle questioni. La crisi del Napoli, ovviamente, non era soltanto un problema di modulo, di sistema di gioco o interpreti che non ci sono più (vedi Kim nel cuore della difesa, miglior interprete nel ruolo della stagione 2022-23), era soprattutto una questione di condizione fisica e mentale, di equilibri persi, di automatismi e fiducia da ritrovare. E una volta scelto Walter Mazzarri come traghettatore, era giusto fare un passo indietro e lasciare al tecnico il tempo di capire dove e come intervenire.
Mazzarri ha indossato il vestito pratico
Vestito pratico. Così, dopo un mese e mezzo di andamento lento e con un quarto posto sempre più in bilico, Walter ha deciso di sfruttare l’emergenza numerica per rispolverare il suo vestito magico, proposto con successo a Riad, nella Final Four di Supercoppa. Poco spettacolare, certo, ma assai più pratico e redditizio. Che in fondo è ciò che serve adesso al Napoli per scacciare la crisi e riproporsi con credibilità nella corsa a un posto Champions.