Il giornale fa le pagelle: Ancelotti, Klopp, Guardiola e Mourinho sì; Allegri e Tuchel no. “È l’unico fattore che i soldi non possono programmare”.

Il Guardian affronta un tema spinoso del calcio. La ricetta giusta per costruire una squadra vincente. Il quotidiano inglese elenca tutti gli ingredienti necessari. Soldi, campagna acquisti efficace ed efficiente, una certa idea tattica che leghi allenatore e calciatori, organizzazione, tecnica. L’elenco potrebbe continuare fino a creare una enciclopedia.
Tuttavia c’è un ingrediente senza il quale nessuna squadra, o meglio, nessuno allenatore può diventare vincente. Si tratta del carisma. “Il carisma resta il grande imponderabile del calcio, un potente discriminatore che rimane curiosamente – anche se forse comprensibilmente – sottoesaminato nella grande mole di denaro e di statistiche di questo sport. Siamo nell’era in cui l’allenatore è il protagonista principale“.
Si, ma come si può definire il carisma?
“Forse è più facile capire cosa non è carisma. Jürgen Klinsmann, con la sua aria da finto californiano e il suo falso candore, sembra un leader profondamente poco carismatico. Il paranoico e vampirico Unai Emery, vintage dell’Arsenal: non è carismatico. Perfino Thomas Tuchel, un uomo che non è estraneo al successo, sembra leggermente carente in questo ambito”
C’è pure Allegri in questo elenco di tecnici senza (o con poco) carisma:
“Massimiliano Allegri nel suo primo periodo alla Juventus è forse l’ultimo grande esempio di tecnocrate che ha allenato una squadra fino a farla vincere più volte, ed è ancora possibile per allenatori privi di carisma strappare risultati quando sono inseriti in un ambiente di moderata ambizione (Nuno Espírito Santo al Wolves, Graham Potter al Brighton, Eddie Howe al Newcastle)“.
E quindi cos’è il carisma? L’esempio positivo può essere Xabi Alonso. Il tecnico del Bayer Leverkus in un intervista ha provato a spiegare cosa serve per diventare un grande allenatore. In soldoni, bisogna essere autorevoli e non autoritari. Non bisogna imporre le idee ai calciatori ma convincerli perché «una volta che li convinci con le tue idee, li senti vicini».
“La comunicazione è importante, quindi, così come il contenuto di ciò che viene comunicato, l’intelligenza e la coerenza della visione dello sport da parte di un allenatore“. Ma non è ancora sufficiente. “Per passare dall’essere un mero comunicatore efficace ad un allenatore davvero carismatico ci vuole qualcosa di più: vittorie, certo, ma anche un individualismo irriducibile, una dedizione, forse anche un pizzico di follia”.
Alcuni esempi. “Jürgen Klopp è l’archetipo del leader carismatico del calcio moderno uno status che conquista e riconquista ogni volta che lancia quella risata supersonica. Il carisma di José Mourinho deriva quasi interamente dal suo senso dell’umorismo, dal suo dono per la finta indignazione e la tagliente denigrazione. Pep Guardiola suscita rispetto quasi esclusivamente grazie al miscuglio di idee nel suo cervello che per il suo carisma. Ci deve essere qualcosa di unico in un manager – un’originalità, una firma al pari di Fergie (Ferguson, ndr) che indica l’orologio o il sorrisetto sgualcito di Wenger“.
Ovviamente alla parola carisma si associa lo stile. Per capire meglio, “Il carisma di Carlo Ancelotti è inseparabile da uno stile di gestione che gli è assolutamente personale: il sopracciglio inarcato, la mano in tasca, lo sguardo devastato“.
“Questo è ciò che rende il carisma un fattore così affascinante nel calcio di oggi: è allo stesso tempo potente e fragile. Può emergere solo nelle giuste condizioni, ma anche in quel caso non può essere progettato o fissato contrattualmente: il carisma è l’unica cosa nel calcio di oggi che il denaro non può garantire“.