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Maldini ha delegittimato Furlani, non può stupire il suo allontanamento (CorSport)

Perplessità anche sull’intervista. Gli accordi di risoluzione contrattuale vincolano le parti alla riservatezza sulle dinamiche interne alla società

Maldini ha delegittimato Furlani, non può stupire il suo allontanamento (CorSport)
Db Londra (Inghilterra) 05/10/2022 - Champions League / Chelsea-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Maldini-Gerry Cardinale

L’intervista di Maldini a Repubblica è stata divisiva. Non poteva essere altrimenti, l’ex dirigente rossonero aveva troppe cose da dire per tenerle solo per sé. Forse una piccola vendetta, forse la necessità di fare chiarezza. Se su Libero l’intervento di Maldini è comprensibile e per larghi tratti condivisibile, per il Corriere dello Sport le cose sono un po’ diverse.

Sul momento delicato del Milan, con la squadra in difficoltà, si abbattono le parole pesanti di Paolo Maldini. Uno che parla poco ma, quando decide di farlo, riesce sempre a spaccare. Il manicheismo di questa ricostruzione è assai singolare. Maldini dice sicuramente il vero quando afferma che le operazioni di mercato richiedevano la firma di chi aveva i poteri, non la sua. È il normale funzionamento di qualsiasi azienda“.

Fin qui l’intervento di Maldini non sembra rivelare alcunché degno di nota. Ciò che ha raccontato, secondo il Corriere dello Sport, rientra nelle dinamiche societarie di un club di calcio. Le perplessità sulle sue parole arrivano quando parla del suo ruolo di manager:

Maldini attribuisce la causa del licenziamento ai cattivi rapporti con Furlani, ma non era motivo da poco essendo il Ceo stato nominato di recente dall’azionista. In un altro passaggio Maldini allude a disaccordi anche con Gazidis e col presidente Scaroni che arriva ad accusare di salire sul carro solo dopo le vittorie, ma se questi erano i suoi rapporti con i vertici societari non può stupire il suo allontanamento“.

Insomma, se non sei d’accordo con il capo è del tutto normale che le strade si separino. È nelle facoltà del proprietario del club interrompere rapporti professionali, a maggior ragione se poi ci sono divergenze profonde. Ma il passaggio che sorprende di più il quotidiano è un altro:

Il passaggio più sorprendente, sul piano manageriale, è la rivelazione di un suo piano strategico di 35 pagine, preparato per 5 mesi in autonomia («con Massara e con un mio amico consulente»). Non è dato sapere se la società avesse conferito un mandato al consulente-amico con cui Maldini avrà certamente condiviso dati e informazioni che solitamente hanno natura riservata e vengono comunicati a soggetti esterni solo previo accordo scritto di confidenzialità. Presentare un piano all’azionista equivale a delegittimare il Ceo rendendo, di fatto, incompatibile la presenza di entrambi. Anche sulla natura pubblica dell’uscita di Maldini è lecita qualche perplessità: gli accordi di risoluzione contrattuale vincolano le parti alla riservatezza sulle dinamiche interne ai rapporti societari“.

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