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Kissinger è l’inventore del catenaccio, e c’è lui dietro il trasferimento di Pelé ai Kosmos (Guardian)

Il leggendario Segretario di Stato americano morto a 100 anni capì che a Cuba c’erano i sovietici quando un aereo spia fotografò un campo di calcio: “I cubani giocano a baseball…”

Kissinger è l’inventore del catenaccio, e c’è lui dietro il trasferimento di Pelé ai Kosmos (Guardian)
ARCHIVE PHOTO: Henry KISSINGER turns 100 on May 27, 2023, 05SN_KISS0505PL.jpg Henry KISSINGER, USA, politician, former Secretary of State of the USA, at the FDP federal party conference in Cologne, May 5, 2005. ? (Photo by SVEN SIMON / SVEN SIMON / dpa Picture-Alliance via AFP)

Henry Kissinger, l’ex segretario di stato degli Stati Uniti morto mercoledì a 100 anni è stato il protagonista super-celebrato della ridefinizione del mondo del secondo dopoguerra e dell’epoca della guerra fredda. E, pare, ha inventato il catenaccio. O almeno così sostiene Brian Kilmeade in The Games Do Count.

Kissinger ha giocato a calcio, da giovane, come tutti, scrive il Guardian che gli dedica un ritratto “calcistico”. Prima come portiere poi, dopo essersi rotto un osso della mano, come attaccante. Soprattutto è lui che ha ideato un precursore del catenaccio, che in realtà pare il più classico autobus davanti alla porta. “Il sistema consisteva nel far impazzire le altre squadre non permettendo loro di segnare – scrive Kilmeade – usando tantissimi giocatori come difensori. È molto difficile segnare quando 10 giocatori sono schierati davanti alla porta”.

Che i fini fossero per lui più importanti dei mezzi non sorprende, commenta sarcastico il Guardian.

Ma i rapporti tra Kissinger e il pallone non si sono fermati alla tattica. “Anche se la fuga della sua famiglia negli Stati Uniti per sfuggire alla persecuzione nazista lo allontanò dal calcio, Kissinger continuò a trovarlo un utile strumento diplomatico, in particolare con Leonid Brezhnev con il quale ebbe una lunga discussione su Garrincha in un vertice a Mosca nel 1973. Vide i campi di calcio sulle foto di un aereo spia a Cuba nel 1969 che lo portarono a realizzare che le truppe sovietiche erano di stanza sull’isola: ‘I cubani giocano a baseball’, avrebbe detto a Bob Haldeman, capo dello staff di Nixon”.

E poi “aiutò João Havelange a spodestare Stanley Rous dalla presidenza della Fifa nel 1974 e a organizzare il trasferimento di Pelé al New York Cosmos un anno dopo, entrambi come parte di un piano più ampio per migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Brasile”.

“Havelange, però, litigò con Kissinger, apparentemente a causa del tentativo fallito degli Stati Uniti di ospitare la Coppa del Mondo del 1986, e lo accusò di aver truccato la partita della seconda fase della Coppa del Mondo del 1974, quando l’Olanda batté il Brasile 2-0. A quel punto, però, la sua reputazione era tale che ovunque ci fossero ingranaggi, poteva essere credibilmente accusato di farli girare”.

Per i suoi 100 anni lo aveva intervistato il sito ufficiale del Bayern Monaco di cui era tifoso. Aveva rilasciato una vera e propria dichiarazione d’amore per il gioco: Il calcio ai massimi livelli è complessità mascherata da semplicità. È un gioco molto diverso dai giochi con cui le persone negli Stati Uniti hanno più familiarità, che sono il football americano e il baseball. Tutti gli undici giocatori devono avere le stesse abilità, specialmente nel calcio moderno dove la distinzione tra attaccanti e difensori è scomparsa. Il football americano e il baseball ispirano attraverso la perfezione delle loro ripetizioni, il calcio attraverso l’improvvisazione di soluzioni a necessità strategiche in continua evoluzione. (…). E’ un gioco meraviglioso per le masse, che possono identificarsi pienamente con le loro passioni, i loro trionfi improvvisi e le loro inevitabili delusioni. Il calcio garantisce una dipendenza per tutta la vita da un mix di speranza, miseria ed euforia mentre le aspettative vengono fissate, assecondate e superate. (…). Il football americano e il baseball sono una glorificazione dell’esperienza umana, il calcio ne è l’incarnazione”.

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