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Marino: «De Laurentiis va preso a modello, ha dimostrato come si fa impresa al Sud»

Al CorSport: «Castel Volturno? In ritiro all’Holiday Inn vidi quattro torri accese. Chiesi al cuoco cos’era e chiamai Aurelio. Dopo due mesi c’erano i campi».

Marino: «De Laurentiis va preso a modello, ha dimostrato come si fa impresa al Sud»
Mg Verona 03/10/2022 - campionato di calcio serie A / Hellas Verona-Udinese / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Pierpaolo Marino

Pierpaolo Marino, il direttore sportivo dell’Udinese, ha rilasciato un’intervista al Corriere dello Sport, parlando del suo lavoro a Napoli. Marino è stato dirigente del Napoli nei primi anni della presidenza De Laurentiis e, domani, il Napoli gioca proprio contro l’Udinese alla Dacia Arena.

Arrivò a Napoli nel lontano 2004.

«Mi affascinava l’idea della ricostruzione totale. Lascivo un club perfetto come l’Udinese e ripartivo da zero. Non avevamo nulla, neanche una scrivania o una sedia. Zero. Mi appoggiavo nella stanza del direttore del Vesuvio, poi andai cinque giorni a Milano e tesserai ventisei calciatori, ciò che rimaneva sul mercato ormai chiuso».

Marino ricorda quegli anni, a partire dal primo acquisto:

«El Pampa Sosa. Stava per andare in Spagna e ripartì con me dalla serie C».

Il Napoli è riuscito ad arrivare anche in Europa.

«Il giorno del debutto arriva allo stadio in anticipo, vidi file chilometriche ai botteghini e mi commossi. Quando entrai in campo, prima della gare con il Benfica, i sessantamila o forse settantamila, perché all’epoca la capienza era maggiore scandirono il mio nome. I giocatori portoghesi pensavano che la gente stesse invocando un giocatore».

Il colpo più bello, per Marino? Lavezzi. E anche Hamsik.

«Lavezzi, perché sofferto. E Hamsik, preso a cinque e mezzo con un blitz. Di Natale mi disse no, nel 2009. Il Napoli ha sempre investito ma è sempre stata una società sostenibile. De Laurentiis va preso a modello, ha dimostrato come si fa impresa al Sud: la sua è stata un’opera di ingegneria finanziaria».

Marino ricorda come è nato Castel Volturno:

«Come nomadi andavamo in giro e una sera mentre eravamo in ritiro all’Holiday Inn vedo quattro torri accese. Chiedo ad un cuoco dell’albergo: ma lì cosa c’è? Un galoppatoio. Al mattino successivo parlo con il Commendator Coppola, proprietario dell’albergo, chiacchieriamo, telefono ad Aurelio e dopo due mesi ci sono i campi».

 

 

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