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Maradona ha frequentato la qualunque, il Maradona giusto e patinato è roba da cartoon

È assurdo cercare una guida nel suo imperfettissimo modo di essere. Ci faceva piangere ed emozionare, tutto voleva essere tranne che un esempio

Maradona ha frequentato la qualunque, il Maradona giusto e patinato è roba da cartoon
Russian President Vladimir Putin listens to Argentina's former midfielder Diego Maradona during a meeting ahead of the Final Draw for the 2018 FIFA World Cup football tournament at the State Kremlin Palace in Moscow on December 01, 2017. (Photo by Alexey NIKOLSKY / SPUTNIK / AFP)

Il Napolista lo disse a poche ore dalla sua morte:

Maradona è stato odiato in un modo che oggi è impossibile rendere. E ha un sapore acre assistere a questa ondata di miele che lo sta avvolgendo. Fisiologica quanto ipocrita.

È stato odiato, aggiungo, non suo malgrado, ma proprio in ragione di ciò che era. Diego se ne infischiava della Fifa, della Figc e di tutte le sovrastrutture del calcio. Non gli interessava essere amato nelle stanze dei bottoni, ha sempre preferito e cercato l’amore e il rispetto della gente, dei compagni e degli avversari.

Però, attenzione, Diego se ne infischiava anche dei benpensanti. Aveva un’etica tutta sua, una morale personalissima che gli consentiva di drogarsi, frequentare dittatori, prendere soldi dagli Emirati Arabi, andare a prostitute, pagare spacciatori, prendere parte ai battesimi e alle comunioni dei figli dei camorristi, non riconoscere legalmente i propri figli e, contemporaneamente, sentirsi puro e coerente.

Per questo farebbero ridere, se non fossero penosi, quelli che cianciano di cosa farebbe o non farebbe Diego oggi, di come si sarebbe comportato al posto di Messi mentre l’Emiro gli infila la tunica. Forse l’avrebbe tenuta come Leo, forse se la sarebbe tolta, forse l’avrebbe baciata, forse l’avrebbe messa sotto i piedi. Forse e più probabilmente sarebbe stato distratto dal mega festino che avrebbe organizzato una volta tornato in Argentina.

Impossibile dirlo, così com’era impossibile sapere prima da che parte avrebbe tentato di passare palla al piede o dove avrebbe messo l’assist per il compagno.

La beatificazione di Diego, da parte di chi lo amava, era ampiamente cominciata quando era in vita ed era una beatificazione consapevole dei suoi mille difetti, delle contraddizioni, delle fucilate e delle parolacce ai giornalisti, delle dichiarazioni omofobe, del suo disinteresse per i diritti umani. Diego ha fatto foto sorridendo accanto a feroci dittatori, ha giocato a pallone insieme a Ramzan Kadyrov (come ci ricorda Paolo Mossetti), di certo non si è mai preoccupato di fare la cosa giusta secondo il mainstream e chi lo ha amato davvero lo ha fatto anche per questo, non nonostante tutto questo.

L’immagine patinata e “giusta” che oggi qualche sciocco editorialista benpensante italiano vorrebbe affibbiargli, quella di paladino del Bene, è totalmente campata in aria. Il solo credere di sapere cosa avrebbe fatto o detto al posto di Messi li colloca immediatamente e irrimediabilmente dalla parte del torto, di quelli che di Maradona non hanno mai capito un accidente.

L’ex calciatrice argentina Monica Santino, lesbica e femminista, nel giorno del 60° compleanno del Diez scrisse:

 Non so perché una persona debba spiegare il perché ami qualcuno. Ami qualcuno per quello che fa, per quello che significa. [Maradona] era una persona capace di trasmettere un livello di emozione che si vedeva raramente. Il calcio lo genera, lo fa, ti fa abbracciare qualcuno che non conosci quando la tua squadra segna un gol. Il calcio ti fa piangere profondamente, ti dona una gioia a volte inconcepibile o eccessiva. E Maradona è il calcio e Maradona è tutto questo. Maradona è una persona che non dimentica mai da dove viene, quali sono le sue origini, di cui è orgoglioso. Questo è un punto di vicinanza con un movimento sociale come il femminismo, che vuole trasformare il mondo. E Maradona, che a modo suo e a volte anche machista, cerca di trasformare il mondo. Quindi, abbiamo più punti in comune che punti di divergenza. Poi, ovviamente, ci sono delle contraddizioni, ma fanno parte della vita e del gioco stesso. È inconcepibile per me pensare al mondo senza Maradona come è inconcepibile per me pensare al mondo senza femminismo. Quindi, mettere una cosa in contraddizione con l’altra, come se essere una femminista non ti permetta di amare Maradona, non è il femminismo che mi piace o a cui voglio partecipare.

Sono le parole di chi ha capito veramente cos’era Diego, di chi non ha mai cercato in lui una guida, ma ha ammirato il suo imperfettissimo modo di essere. Diego ci faceva piangere ed emozionare, ci faceva sentire, noi maradoniani, come fratelli, ma non ha mai neanche lontanamente pensato di essere un esempio. La vera sfida davanti alla quale ci avrebbe messo davanti, quindi, sarebbe stata quella di pensare dei mondiali in Qatar tutto il male possibile, di avere la forza di denunciarne tutte le storture anche con Diego in tribuna autorità, in abito tradizionale qatariota, seduto accanto all’Emiro. Diego si batteva per ciò in cui credeva e per quello che gli conveniva, non per ciò in cui crediamo noi.

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