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Il Napoli si mangia il Liverpool: 4-1. Un mese fa la città era in mano al popolino degli A16

Mostruosa prestazione. Spalletti dà lezione di tattica e di gegenpressing. Questa squadra non ha più il Dna dello sconfittismo. Personalità da vendere

Il Napoli si mangia il Liverpool: 4-1. Un mese fa la città era in mano al popolino degli A16
Ci Napoli 07/09/2022 - Champions League / Napoli-Liverpool / foto Carmelo Imbesi/Image Sport nella foto: gol Andre Zambo Anguissa

Tre gol, un rigore sbagliato, un gol mangiato a porta quasi vuota, un palo. Il tutto in appena 45 minuti. Contro il Liverpool finalista di Champions, non la Frattese. Poi, è finita 4-1. Napoli unica italiana a vincere in Champions: Inter e Juve sconfitte, il Milan ha pareggiato.

Il 7 settembre è il giorno in cui è diventato chiaro a tutti che De Laurentiis, Giuntoli e company hanno costruito una macchina da guerra di cui ora tutti sono costretti ad accorgersi. Hanno realizzato un mercato di cui si parlerà per anni: esempio di strategia gestionale, altro che bancarella del torrone come da anni blaterano i tanti pseudotifosi che infestano il clima con la loro ignoranza. Bene ha fatto Giuntoli a definirli popolino, altra definizione non c’è. Oggi il movimento A16 – che ci ha massacrato gli zebedei nel corso dell’estate – può essere definitivamente consegnato al museo del ridicolo. Il passato sta bene in tribuna.

Ovviamente va citato Spalletti che, al di là di dichiarazioni nostalgiche, stasera ha confermato di essere un grande allenatore. Il suo Napoli si è letteralmente mangiato il Liverpool di Klopp. Tra le due formazioni in campo, sembrava che fosse il Napoli a militare in Premier League. Ha giocato a ritmi vertiginosi, con intensità spaventosa. Ha confermato quel che ha scritto Benitez per il Times e cioè che il Napoli è la squadra italiana che recupera più palloni. Il gegenpressing è stato in salsa tosco-napoletana. Klopp e il suo Liverpool sono stati annichiliti. Un primo tempo da consegnare alla storia del calcio, certamente alla storia del Calcio Napoli. Da questa sera sarà impossibile propinare la favoletta che questa squadra è meno forte di quella dello scorso anno. Ci passano uno o due categorie. Anche questo fa parte del processo di crescita: essere consapevoli che questo Napoli è fortissimo. E spedire in soffitta gli alibi (falsi) sull’inesperienza.

La partita può essere riassunta in mille modi. Col palo di Osimhen dopo 40 secondi. Con il rigore conquistato dopo tre minuti, con fallo di mano di Milner su tiro a botta sicura di Zielinski servito da Kvaratskhelia. Con Anguissa semplicemente mostruoso che ha giganteggiato sulla mediana pur del Liverpool (Fabinho Milner e il giovane Elliott). Ha ragione un nostro amico a paragonarlo a Rijkaard. Lobotka che è diventato un calciatore di una maturità strabiliante: non perde un pallone che sia uno. Con Zielinski in una delle sue serate di grazia, forse per ricambiare i complimenti che Klopp gli ha riservato. Ha danzato sulle punte, leggero. Ha trasformato il rigore dell’1-0 (pallone pesantissimo) e ha segnato il 4-0 con uno scavino di classe davanti ad Alisson. Andrebbero citati tutto, nessuno escluso. Anche i difensori, tutta la linea difensiva (Kim in testa), che si è fatta sentire quando è stata chiamata in causa.

Il Napoli ha schiantato il Liverpool e lo ha fatto in una serata in cui non tutto è andato per il verso giusto. Ha sbagliato un rigore, si è divorato un gol a porta quasi vuota. E ha perso anche Osimhen per infortunio al 40esimo. Ma Spalletti ha fatto bene a schierarlo. Perché Victor ha fatto impazzire la difesa del Liverpool. Gomez è andato letteralmente alla neuro, a Van Dijk è rimasto solo l’aplomb ma non ci ha capito niente nemmeno lui. Osimhen ha dato quella profondità che il Liverpool ha sofferto maledettamente. Ha colpito un palo dopo 35 secondi. Ha conquistato il rigore del 2-0 anche se lo ha sbagliato: ha tirato poco angolato e Alisson ha deviato. Ha servito a Kvara, sull’1-0, il pallone per un rigore a porta quasi vuota. Quasi perché van Dijk ha deviato in un tentativo disperato.

E importante ricordare che il Napoli ha fatto sua la partita dopo due circostanze negative: rigore fallito e gol mangiato. Si era sull’1-0. Una squadra priva di personalità sarebbe crollata. È un discorso valido per il passato. Non per il presente. E un Napoli che sembra non conoscere la paura. Non hanno più il dna dello sconfittismo di cui invece era intriso la squadra elogiata in maniera esagerata rispetto ai reali meriti (che pure ci sono, per carità).

Nulla ha cambiato la serata. Anguissa e Zielinski hanno fatto a fette la difesa inglese e sono andati in porta con un triangolo sopraffino. Il terzo è stato di Simeone (entrato al posti do Osimhen) che si è commosso. L’assist è stato di Kvara un marziano su Fuorigrotta. Basterà dire qui che si è bevuto Alexander-Arnold come facevamo da ragazzini in Villa Comunale. Kvara è un calciatore per cui abbiamo esaurito gli aggettivi.

Giusto anche concedere al Liverpool il gol della bandiera con Luis Diaz. E bravo anche a Meret. Il Napoli ha un portiere, e che portiere.

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