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Mourinho, quanta invidia per Roma e i romanisti

Dove arriva lui il calcio diventa un intermezzo tra le sue dichiarazioni. Con uno così, ci tumuleremmo in sala stampa. Poi il campo dirà altro, speriamo

Mourinho, quanta invidia per Roma e i romanisti

Arriva Mourinho. Tipo arrivano i nostri. Arriva lui e la sala stampa diventa il palcoscenico principale, il prato un appendice da side-event. Il calcio di colpo sminuisce, si auto-relega a riempitivo tra una  conferenza di Mou e la sua eco. La Roma s’è presa il più grande allenatore-intrattenitore del calcio moderno. E mentre i tifosi elaborano il carpiato che ha portato dall’addio a Fonseca all’addio a Sarri senza che questi manco facesse in tempo ad affezionarsi all’idea, ecco ufficializzato il sogno bagnato di giornalisti embedded e titolisti annoiati.

Quello di “una bella sedia blu, una Champions League, Dio, e dopo Dio, io“. Quello della “prostituzione intellettuale”, dell’immortale “zeru tituli”, del “rumore dei nemici”. Quello che “nemmeno Gesù piaceva a tutti”, di “ho vinto più campionati io che tutti gli altri 19 allenatori di Premier messi insieme”. 

L’allenatore di cui si possono snocciolare gli aforismi come le hit di una rockstar, una dopo l’altra, dandosi di gomito in redazione: “Ti ricordi quella volta che Mou…?”.

A Roma non sanno cosa li aspetta. O lo sanno benissimo, che è ancora meglio. Invidio questa frattura insana, e un po’ illogica. La perversione di aver ingaggiato il più tosto di tutti, potendosi permettere l’eccitazione di fare i conti prima col personaggio e poi col tecnico. Alcuni, i più consapevoli delle priorità della vita, passeranno i primi giorni a godersi l’attesa, l’evento, il circo. Poi, più in là anche la tattica, la squadra, il mercato. Intanto, mentre scriviamo ad annuncio ancora fumante, il titolo Roma in Borsa è sospeso per eccesso di rialzo, con un’impennata teorica valutata intorno al 25%.

Roma, quella giallorossa, è in erezione.

L’effetto domino, d’immagine, funziona in due direzioni: al futuro, pensando alle crepe che produrrà in una piazza notoriamente sobria e morigerata; e al passato: immagina che avrebbe combinato Mou dopo il 6-2 del Manchester…. Il gusto, anche solo nell’adattare la cronaca romana a questo nuovo livello di gestione della comunicazione, è tutto qui. Mourinho è dirompente.

Nella vita professionale di chi segue il calcio per lavoro, è una scarica d’adrenalina. Poi il calcio dirà magari altro: il declino inglese di Mourinho ha intaccato il curriculum ma non lo spirito, tantomeno il vortice magnetico che intrattiene gli addetti ai lavori, smuove l’animo del tifo e fa incazzare da morire il resto del mondo.

Mourinho è un allenatore da barricata. Traccia linee, e mette tutti da un lato e dall’altro. Fa i buoni e i cattivi. Intanto sorvola, e fa spettacolo. Deviando attenzioni e luci della ribalta in modo che geometricamente finiscano per illuminare un punto solo, dal quale domina tutto. La parvenza dello showman è appunto un trucco: Mourinho ha sempre saputo ogni cosa, studiato allo spasmo, massacrato di fatica i suoi staff, compulsato i dettagli. E’ un ossessionato. Ed è un’ossessione.

Arrivasse uno così a Napoli ci tumuleremmo in sala stampa, con un rifornimento annuale di popcorn e birre. Titoli assicurati, come in abbonamento. Fino all’esonero, o ad un titulo. Che a Roma ne facciano buon uso.

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