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A Napoli siamo più informati dell’Everton di quanto non lo siano a Liverpool

La battaglia dialettica tra gattusiani e ancelottiani. Ma io dico: aver fallito (come per me Carlo a Napoli) non vuol dire essere un fallito. La cultura anglosassone ce lo insegna

A Napoli siamo più informati dell’Everton di quanto non lo siano a Liverpool

“Napoli a punteggio pieno insieme all’Everton”.

Solo il caso Covid nel calcio ha distratto in questi giorni i napoletani, opinionisti e tifosi comuni, dall’elaborare un post o un titolo del genere.

Si, perché a Napoli si sta giocando un campionato a parte cui partecipano solo le due società summenzionate. Un campionato tra gli ancelottiani, soprattutto pezzi di borghesia intellettuale e radical-chic ancora innamorati del leader (troppo) calmo che avrebbe potuto rappresentare la Napoli che si evolve, ed i gattusiani, individuati prevalentemente tra la classe operaia e popolare, quelli del tifo autentico, tradizionale, il tifo del patuto” come noi diciamo, del sostenitore che soffre la sua passione solo per i colori sociali.

A Napoli ormai siamo più informati sull’Everton di quanto non lo siano a Liverpool. Sappiamo tutto sull’Everton.

Non ci interessa più il risultato della Juve o dell’Inter, non siamo interessati a sapere chi sarà il prossimo avversario delle nostre dirette rivali. Noi dobbiamo sapere dell’Everton.

Lozano capocannoniere, Koulibaly ritrovato, Hysaj confermato a sinistra pur avendo il sinistro solo per scendere le scale non sono meriti di Rino Gattuso che ha ridato un gioco, un’anima, una condizione atletica, un equilibrio tattico, un pizzico di cattiveria e soprattutto tanto entusiasmo a questo Napoli.

Sono residui della “gestione a distanza” di Ancelotti che, per gli ancelottiani, questo anno riesce a guidare grazie ai suoi poteri magici una rosa di 50 calciatori, compresi quelli dell’Everton.

È una battaglia dialettica settimanale tra due categorie di tifosi che ormai si scatenano sui social con sistematica precisione.

Sia luno che laltro tifoso resta il grande attore” che un napoletano, in fondo, è sempre, ma, mentre in quello gattusiano si realizza il paradosso di Diderot, a cagione della sostanziale impassibilità, in quello Napo-Toffees si disfrena invece un happening che ha la furia di un uragano.

Fermiamoci un attimo.

Fermo restando il rispetto per l’uomo e la stima per la carriera di Ancelotti, ma ci vuole tanto ad ammettere che un grande allenatore come Carletto a Napoli si era incartato e ha fallito?

Il fallimento a volte è una opportunità ed infatti ora sta capitalizzando a Liverpool anche gli errori fatti a Napoli.

Ops! Sarò mai condannato per attentato alla lesa maestà per aver pronunciato il termine “fallimento” riferendomi al mite Ancelotti?

Voglio ricordare, ma questa è deformazione professionale patologica, che l’errore è una deviazione da una regola, in molti casi non nostra, spesso autoimposta e il fallimento non è una disfatta senza vie d’uscita ma il punto finale di una serie di errori, spesso sistematici e ricorrenti.

Conoscere quegli sbagli rappresenta una opportunità di crescita e di apprendimento ma soprattutto l’occasione per conoscere noi stessi e ciò che desideriamo davvero.

La cultura latina (e soprattutto cattolica) del «successo» non tollera imperfezioni o sbavature mentre la cultura anglosassone (e protestante) ripete come un mantra «fallire velocemente, fallire presto» perché più esperimenti faccio, più errori ho commesso e più ho imparato.

Tutti fanno errori! Gli esseri umani sono fallibili e si verificano degli errori, anche nelle migliori organizzazioni. Dagli errori alcuni traggono insegnamenti e li considerano opportunità, altri li ripetono.

Una percezione distorta del fallimento (somma di una serie di errori), di cosa sia il successo e di come si possa raggiungerlo potrebbe portare i nostri lettori a pensare «Ancelotti è un fallimento (identità)» piuttosto che credere «Ancelotti ha sbagliato in qualcosa, ritenterà (azione

Tutto qui, anche se poi penso: ma poi a noi tifosi, oggi, che ce ne fotte dell’Everton e di Ancelotti?

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