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Film, serie, libri… non riusciamo a distrarci perché la pandemia supera la fantasia

Lo psicologo Legrenzi a Repubblica: viviamo il pericolo e non pensiamo ad altro, ci informiamo freneticamente e spegniamo tutto il resto

Film, serie, libri… non riusciamo a distrarci perché la pandemia supera la fantasia

“Il coronavirus che è in noi ha una tale forza sui sensi, sul cervello, che non riusciamo più a leggere un libro, a guardare un film, senza pensarci”. La durissima realtà nella quale il mondo è piombato all’improvviso supera la fantasia, e quindi la fantasia non riesce a distrarci.

Neppure la sovrabbondante offerta di intrattenimento casalingo riesce spesso a staccarci dall’angoscia, dall’ansia. Lo spiega molto bene un articolo su Repubblica: viviamo una situazione incredibile che monopolizza la nostra attenzione, e i nostri sentimenti, più di quanto immaginiamo.

Persino “le pubblicità televisive, finte per definizione, svelano l’ipocrisia di sempre: quella famosa bevanda arancione per l’aperitivo promette abbracci e amici, ma noi non possiamo, e giudichiamo gli attori come imprudenti, e un po’ fuori luogo”, scrive Repubblica.

Il nostro cervello sa che stiamo vivendo una pandemia e non riesce a ignorare questo elemento nemmeno quando siamo al sicuro sul divano di casa. Gli studiosi parlano di questo fenomeno come attenzione spaziale: è quel meccanismo che ci consente di attraversare la strada in sicurezza: il cervello è allertato perché sa di vivere una condizione di pericolo, e dunque “spegne” altre azioni, supera ciò che stavamo facendo”

“L’evoluzione della specie umana, saggiamente, ci ha costruito così, altrimenti saremmo già estinti”, dice Paolo Legrenzi, professore emerito di Psicologia alla Ca’ Foscari. “Non possiamo comandare la nostra mente. Le nostre risorse cognitive sono limitate, così non è possibile leggere tranquillamente un libro”.

Sappiamo troppo, sappiamo tutto, e lo psicologo intervistato da Repubblica si spinge ad una provocazione: da un certo punto di vista, i nostri antenati ai tempi della peste erano favoriti perché davano la colpa al demonio. Era meglio quando c’erano i preti, gli scienziati invece, giustamente, devono dire se non sanno una cosa. Riceviamo informazioni e stimoli costanti proprio sul coronavirus, e in verità vogliamo essere informati in tempo reale. Anzi, per molte persone restare a casa significa avere più tempo per cercare spasmodicamente informazioni.

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