“La banda dello spray di piazza San Carlo a Torino sapeva ciò che faceva”

Le motivazioni del gup alle condanne dello scorso 17 maggio: i quattro marocchini "erano consapevoli che la diffusione dello spray avrebbe creato scompiglio e movimenti incontrollabili tra la folla"

Piazza San Carlo appendino

Sul Corriere della Sera le motivazioni del gup per la condanna dei quattro responsabili dei disordini di piazza San Carlo, a Torino.

Era il 3 giugno 2017. I maxischermi trasmettevano la finale di Champions tra Juventus e Real Madrid. All’improvviso si scatenò l’inferno per il fuggi fuggi generale provocato dalla “banda dello spray”.  Migliaia di feriti e due morti fu il triste bilancio della serata.

I quattro marocchini condannati

“erano consapevoli che la diffusione dello spray avrebbe creato scompiglio e movimenti incontrollabili tra la folla”. Tanto da “non mostrare alcuna sorpresa” di fronte agli avvenimenti di quella sera.

Dopo l’accaduto “si sono dati allegramente alla fuga, pubblicando la propria immagine e mostrandosi orgogliosi della propria bravata”. Passando accanto a persone che erano “cadute a terra”, calpestate e ferite.

Il loro comportamento, scrive la gup, mostra “senza ombra di dubbio che la calca, la caduta e il ferimento delle persone erano stati messi in conto”.

Non solo. Anche dopo che i media hanno dato ampiamente risalto a quanto accaduto, i quattro hanno “tranquillamente continuato a delinquere con le medesime modalità in luoghi affollati”.

Gli avvocati della difesa hanno sostenuto che l’accusa ai loro assistiti sia ingiusta e che quanto accaduto sia solo conseguenza delle disfunzioni organizzative e della cattiva gestione della sicurezza. La gup risponde anche a loro:

“l’eventuale responsabilità colposa degli organizzatori, quand’anche accertata, non potrebbe escludere la responsabilità degli attuali imputati”.

Gli aspetti legati alla sicurezza, “erano visibili a chiunque e avrebbero dovuto entrare nella sfera di valutazione” di chi aveva deciso di agire in quelle condizioni, scrive la gup, ma possono essere valutati “al più quale concausa” della tragedia.

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