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La Juventus, ovvero il triste epilogo del Rosenborg di Italia

Hanno comprato un Van Gogh per esporlo in cantina. Il silenzio imbarazzato di Sky Sport. dire che la Juventus ha fallito è una fastidiosa verità

La Juventus, ovvero il triste epilogo del Rosenborg di Italia
Juventus' Cristiano Ronaldo celebrates after scoring his side's third goal during the Champions League round of 16, 2nd leg, soccer match between Juventus and Atletico Madrid at the Allianz stadium in Turin, Italy, Tuesday, March 12, 2019. (ANSA/AP Photo/Antonio Calanni) [CopyrightNotice: Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.]

Appena rientrato dai festeggiamenti, e riposto il mio triccaballacche, scrivo la mia su Juventus-Ajax, con un solo dito perché mi sono tranciato un arto con un petardo. Tuttavia a rincuorarmi sono il vestito nero della D’Amico e le parole degli opinionisti Sky che hanno descritto un Ajax zeppo di fenomeni ed una Juventus sfortunata nell’incontrarlo. In pratica in sette giorni sono passati dalle foto di Chiellini a Madrid con la coppa in mano, ad un meritevole applauso di incoraggiamento per un sorteggio beffardo. Ma allora la Juventus, in Europa è scarsa o no? Perché io non l’ho capito.

In estate Ronaldo è stato accolto come il messia dalle grandi orecchie, quello cioè che l’aveva vinta per cinque volte e che quest’anno per la prima volta nella sua carriera è uscito ai quarti di finale. Quello che nel cilindro del mago Allegri doveva portare i bianconeri al Wanda Metropolitano ad occhi chiusi, quello invece che ha fatto il suo, e predicato in un deserto di pallone vero. Nessuno nel post partita ha avuto il coraggio di rinfacciare ad Allegri che in Europa non basta “il musetto avanti” ma bisogna giocare a pallone, almeno facendo tre passaggi.

Invece, nei salotti dove il calcio oramai si crea, si manipola e si dirama e ne fuoriesce un’idea distorta della realtà, si giustifica dando colpe ad una Serie A meno allenante. Allora la Eredivisie? Ancora si parla di grandissima avversaria, di fenomeni superiori, gli stessi che fino alla settimana scorsa erano una pratica simbolica da archiviare, in attesa del grande City di Guardiola. Invece gli alibi degli infortuni, della condizione fisica, e del temibilissimo attacco degli olandesi, cosi temibile che si è divorato quattro goal clamorosi, solo davanti al portiere polacco.

La Juventus è il Rosenborg di Italia, quella incontrastata potenza che archivia il campionato a gennaio per concentrarsi sulla Champions ma che fallisce miseramente. Quest’anno il presidente Agnelli si ricucirà lo scudetto sulle maglie, e vincerà meno dell’anno passato, ma comunque lo stesso trofeo che è riuscito a raggiungere con Matri, Giovinco, Sturaro e Padoin. In pratica hanno comprato un Van Gogh per esporlo in cantina, lì dove è finita oramai la Serie A.

La boria di Allegri è stata sovrastata dalla umiltà e dalla sagacia tattica di Erik ten Hag che ha costruito un gioco per i suoi ragazzini sconosciuti e li ha lasciati divertire nel pollaio della fattoria più sopravvalutata d’Europa. Bonucci irriso da Tadic e Ziyech, Cristiano – come lo chiamano i telecronisti – reso inerme dal diciannovenne De Light e da Blind, De Jong che uccella a turno Matuidi e Pjanic. Insomma una lezione di calcio da chi il calcio da decenni lo crea, e lo fonda sulla bellezza non sull’ippica. Ma tutto questo, a fine partita nessuno lo ha detto, perché dire che la Juventus ha fallito è una fastidiosa verità.

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