Guardare Arsenal-Napoli all’Emirates Stadium

I bagni puliti tra il primo e il secondo tempo e i tifosi che ti dicono: «Ogni anno compro la maglia ufficiale per sostenere il club»

Guardare Arsenal-Napoli all’Emirates Stadium

Caro Napolista, ti scrivo per raccontarti la mia partita Arsenal-Napoli parte prima. Ossia, la prima partita della duplice sfida che il sorteggio di questo turno di Europa League ci ha regalato.

Vorrei raccontarti la mia Arsenal-Napoli, perché anche se vista dal vivo, in questa mia esperienza, di calcio ce ne è poco o nulla.

Arsenal-Napoli per me è cominciata il giorno del sorteggio. Io vivo a Londra, da un tempo ormai troppo lungo anche per solo quantificarlo. Per me,  la partita è un’occasione da non perdere. Però la possibilità si scontra con la mia poca propensione a dover perdere tempo per fare cose banali, come comperare un biglietto.

Conoscendo l’iter preistorico che resta moderno solo in Italia, per cui il biglietto è solo cartaceo ed è da ritirarsi solo esclusivamente dalle… alle… (escluso ore pasti) allo stadio di Napoli, ho optato per un approccio fatalistico. Mi sono detto: “Se devo andarci, allora deve farlo senza stress, chiederò ai miei amici se possono cedermi la loro poltrona nel caso non avessero né il tempo né la voglia di andare alla partita”.

Insomma, ho gettato l’amo, e poi ho ripreso a fare ciò che stavo facendo.

I miei amici tifosi del Napoli invece hanno preso un giorno libero dalle loro occupazioni, per essere al computer e provare a prendere un biglietto. Alla fine, con l’aiuto della Madonna e tutti i santi, intervallata da una valanga di “chitemmurt” ci sono riusciti. A quel punto, è scattato il piano B per il ritiro biglietto. Sorvolo su questa fase biblica che include, conoscenze varie, tra piloti o equipaggi operativi sulla rotta Napoli – Londra, amici del fratello del cugino del portiere che ha un amico il cui fratello conosce chi può ritirare e passare il biglietto alla nonna di un ragazzo che lavora nell’ufficio della compagnia di mia moglie, e così via.

In tutto questo, io restavo a guardare e aspettavo il fato.

Quando tutto sembrava compromesso e mi preparavo a vedere la partita alla tv, mi arriva la telefonata che non ti aspetti. Un mio amico, abbonato Club Level all’Emirates (un sorta di distinti superiori) ha due, dico due, abbonamenti a suo nome. Non li userà perché è periodo di vacanze pasquali e ha in programma un viaggio in famiglia. In poche ore, i due electric passes sono nelle mie mani a  prezzo zero, nonostante la mia insistenza di pagare, l’affitto della tessera. Niente da fare. Mai sfidare un bond trader sul suo campo, perdo la contrattazione e non pago nulla.

Più che fato, è “mazzo”.

Mancano dieci giorni al match e mi rilasso. Dopo un paio di giorni il mio generoso amico mi fa recapitare i passes. Nella nota di accompagnamento mi dice di andare sul sito Arsenal per informazioni. Qui nasce il mio viaggio nell’universo parallelo. Quella galassia calcio che sembra irraggiungibile.

Guardo i passes e mi rendo conto che non sono affatto male. Due poltroncine al Club Level. I passes sono null’altro che documenti elettronici con dati di riferimento dell’abbonato e hanno validità per l’interna stagione calcistica incluso coppe nazionali e internazionali.

Il sito identifica anche un dress code per il settore. Nulla di clamoroso, ma non si accettano jeans stracciati, sciarpe o maglie della squadra ospite. C’è anche un decalogo comportamentale, contro abusi verbali e linguaggio antisportivo. Non ci faccio caso, ma scoprirò che è una cosa seria.

Finalmente la partita. La sera prima non ho dormito granché e poi ho la stessa agitazione di quando ventenne aspettavo partite importanti a Napoli. Insomma devo tristemente costatare che la “capa” è sempre la stessa”, nonostante l’età.

La partita ha il calcio d’inizio alle 20 ora locale. Decido di arrivare con calma, quindi lascio casa alle 18.30, prendo la metropolitana, cammino lentamente fino allo stadio e alle 19 sono già dentro. Niente tornelli, polizia in assetto di guerra, unità cinofile, aviazione. Niente venditori di pezzotto intorno allo stadio, né rivenditori, di “sacicce e friarielli”, porchetta, palatoni ed altre invidiabili prelibatezze. Nessun torrone di Benevento o Colomba Pasquale.

All’ingresso, già al coperto, faccio leggere il pass al lettore elettronico ed entro. Una hostess mi allunga il programma del match. Un libretto formato A5 con statistiche, interviste e presentazione delle squadre. Molta pubblicità di brand internazionali, auto, aerolinee, prodotti sportivi, abbigliamento, nessuno spazio commerciale alle agenzie di scommesse.

Altri due passi e prendo un scala mobile che mi porta al livello dovuto. Tutto è chiuso, noto con piacere che c’è il riscaldamento, quindi ci sarà l’aria condizionata d’estate.

Arrivati al livello desiderato c’è un tavolo informazioni con addetti in divisa sociale.

Poco più avanti una lounge con bar e poco dopo un ristorante. Mi offrono da bere, è parte del pacchetto.

Bevo il mio bicchiere di vino, e cerco una toilet. Ne avevo viste tre a breve distanza. Entro in una, funziona, non puzza, è igienicamente perfetta.

Sono pronto.

Prendo la porta con sopra un grande numero 65 che individua il mio settore. Sono le 19.30, lo stadio è semivuoto. Solo il settore ospiti è pieno, stipato: “Si chiama Napoli…  Si chiama Napoli”. Pochi colori azzurri, niente sciarpe, una macchia nera.

I giocatori sono in campo, noto che il Napoli non giocherà in azzurro, ma in una stucchevole maglia nera con risvolti azzurri e sponsorizzazione in giallo. Mi chiedo chi abbia maggiori problemi di psiche, chi l’ha disegnata, chi l’ha prodotta, chi l’ha scelta o chi la compra.

Chi la compra? mi chiede il mio vicino di posto. Colgo l’occasione di spiegare il concetto di “piece-eight”, ma è un’ idea troppo astratta. Gli chiedo se ha una maglia dell’Arsenal, ora mi guarda come si guarderebbe un marziano, poi mi dice: “I buy the shirt every season, to support the club”. Vorrei spiegargli il concetto di pappone, ma temo che da marziano, possa diventare saturniano.

Intanto sono le 19.55 lo stadio è pieno e si comincia. Sorvolo sulla partita ma annoto che sono seduto, siamo seduti, vediamo il reply sullo schermo, non siamo distanti e possiamo notare bene i gesti atletici. Tra parentesi, quando uno è scarso in tv, dal vivo è ancora più scarso. E nel Napoli c’è qualcuno sotto la media.

Finisce il primo tempo, tiro un respiro di sollievo. Tutti lasciano lo stadio, tornano al bar. La consumazione è gratis. Li seguo. Rivado in bagno, e mi accorgo che sono stati puliti.

Ritorno al posto, tutti rientrano. Uno dei miei vicini di posto ha preso un paio di pizze al ristorante dello stadio, sono nel cartone da asporto e tagliate. Le offre ai vicini, la offre anche a me. Ringrazio – “ very kind of you, but no thank you”, ma declino non perché la pizza non sia buona, anzi aveva una buona faccia, ma il risultato mi ha chiuso lo stomaco.

Trplice fischio, usciamo, in ordine. Sono le 22.00, alle 22.15 sono in taxi, alle 22.30 sono a casa.

Altra nottata insonne, non penso alla partita, ma all’esperienza fatta. Prima di prendere sonno mi convinco di non poter più vedere la partita in una stadio italiano, ancor meno nell’amato San Paolo.

Qualcuno lo ha definito cesso. Attenzione ci sono bagni e bagni.

Arrivederci Napolista
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