Quagliarella è il Clint Eastwood del calcio: la terza età gli ha reso giustizia

Col rigore segnato al Lichtenstein è il marcatore più anziano della Nazionale. La terza età calcistica ha riabilitato e riconosciuto un grande calciatore.

Quagliarella è il Clint Eastwood del calcio: la terza età gli ha reso giustizia

È una carriera incredibile quella di Fabio Quagliarella. È il Clint Eastwood del calcio. La terza età gli sta restituendo quello che le prime due gli hanno rubato. Quagliarella è un grande talento. Un vero giocatore di calcio. Uno che sa toccare il pallone come pochi. E che sapeva e sa tirare e segnare da tutte le posizioni. Non a caso, dieci anni fa Mourinho lo avrebbe voluto nelle sue squadre.

A Napoli non erano pochi coloro i quali gli preferivano Lavezzi. Ma Napoli, si sa, non brilla per competenza calcistica dei propri tifosi.

Andò via nel modo peggiore. Andò alla Juventus. Sembrò un tradimento, per certi versi lo fu. Non sapevamo cosa ci fosse dietro. Sembrava una fuga dal clan sudamericano. C’era invece uno stalker che lo tormentava, che gli rese la vita un inferno.

Non ha mai esultato a un gol contro il Napoli. E ne ha segnati eccome. Uno bellissimo, con l’Udinese, al San Paolo, in sforbiciata. Un altro quest’anno, di tacco, con la maglia della Sampdoria.

Ai Mondiali del 2010 Marcello Lippi gli concesse soltanto 45 minuti in cui lui diede spettacolo e segnò uno dei più bei gol di quel Mondiale. Se lo avesse fatto giocare di più, l’Italia sarebbe arrivata almeno agli ottavi.

La terza età lo sta risarcendo. Se lo merita. Perché Quagliarella è un calciatore come quasi non ne nascono più. Un calciatore che ha imparato per strada, si vede. Talento e cuore. Tanto talento. Tanto cuore. Forse l’Europeo è troppo lontano. Non lo giocherà. Ma un giorno, quando si andrà a spulciare tra i record della Nazionale, troveranno anche il suo nome: Fabio Quagliarella. Ed è giusto così. Anzi il record è doppio: il più anziano a segnare un gol e il più anziano a segnare una doppietta.

Non è un caso se a portarlo in Nazionale sono stati due calciatori veri, talentuosi: Roberto Donadoni e Roberto Mancini. Se non gli unici, tra i pochissimi in grado di comprendere il suo talento.

Noi qui ti abbiamo sempre stimato. Litigando con presunti competenti. La tua partenza sì che fu un dolore, altro che Higuain. Sei un grande e ti vogliamo bene.

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