Napoli-Arsenal è anche “Febbre a 90” di Nick Hornby il manifesto di ogni tifoso

Una lotta continua tra estasi e nichilismo che ci attraversa l’esistenza. Perché solo chi ama undici uomini più di una donna sa cos’è la Febbre a 90…

Napoli-Arsenal è anche “Febbre a 90” di Nick Hornby il manifesto di ogni tifoso

Mi innamorai del calcio così come mi innamorai delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, senza pensare al dolore e allo sconvolgimento che avrebbero portato nella mia vita. È la frase emblema di Nick Hornby, che meglio di ogni altra rappresenta lo scrittore inglese entrato nella leggenda sportiva per “Pitch Fever”, libro tradotto in italiano come “Febbre a 90”, un vero e proprio cult per la beat generation degli Anni 80. 

Napoli-Arsenal non è solo sfida di nobiltà sportiva, ma anche una maniera di intrecciare calcio e letteratura. In una visione che accomuna l’emotività di uno sconfinato romanzo popolare.

“Febbre a 90” è la storia di un tifoso dell’Arsenal, ma è anche un manifesto per l’intero mondo dei “gunners”. Se andate a Londra, provate a scendere nella stazione di Piccadilly. È il quartiere radical chic, quello borghese, simbolo della moda new age, delle griffe e dell’edonismo britannico. Ma è anche  il regno dell’Arsenal, una landa di terra tranquilla, quasi aristocratica, immersa nell’agiatezza, dove scelse di vivere Tony Blair, ex primo ministro inglese. È esattamente quello l’epicentro di “Pitch Fever”, dove tutto è legato ad un anno, un mese, un giorno, una partita, un minuto, un attimo. L’anno è il 1989, il mese è maggio, il giorno è il 26, la partita è Liverpool-Arsenal, il minuto è il 90esimo. Il Liverpool è in testa al campionato, l’Arsenal è secondo. Per vincere il titolo i Gunners dovrebbero battere i Reds 2-0 ad Anfield, per superarli in differenza reti all’ultima giornata. Un’impresa alla quale non crede nessuno, neppure Nick Hornby che racconta quella epopea nell’ultimo strepitoso capitolo assolutamente autobiografico…

L’Arsenal ha perso la leadership del campionato dilapidando punti, Hornby è distrutto, aspetta il match più con rassegnazione che con speranza. E mentre scorrono le immagini della partita gli passa davanti tutta la propria vita. Rinnega il padre che lo ha iniziato alla passione per l’Arsenal, maledice se stesso per aver legato la sua intera esistenza alle sorti dei Gunners, manda al diavolo la fidanzata che non l’ha mai assecondato nella sua febbre calcistica. E soprattutto disconosce la sua fede: “potevo tifare per il Liverpool, il Manchester, per qualsiasi altra cazzo di squadra su questo Pianeta, ma non l’Arsenal!”. Si può amare così tanto una squadra da odiarla? La risposta arriva in quell’attimo che manca.

All’88esimo l’Arsenal segna l’1-0. Ma non serve, ci vorrebbe il secondo. Hornby è ancora più incazzato. Perché quella vittoria sa di beffa. “Tanto valeva fare 0-0, perché mi vuoi prendere per il culo fino alla fine!?”. Ruggisce contro la sua squadra e per disperazione più totale abbandona la casa. Sbatte la porta, scende le scale, pensa seriamente al suicidio. Finché…sente l’urlo di un suo amico!

Torna in casa e spalanca gli occhi come davanti ad un Miracolo: Thomas segna il 2-0 all’ultimo assalto in pieno recupero. Hornby crolla a terra, quasi sviene ma prima di esultare pensa: “non può essere, vedrai che vengono giù e ci segnano il 2-1”. Invece è tutto vero. L’Arsenal vince uno dei campionati più assurdi e pazzeschi della storia della Premier League. E quella data, 26 maggio 1989, è scritta sui muri dell’anima a Piccadilly Circus.

“Fever Pitch” non è solo la storia dell’Arsenal, ma quella di ogni tifoso che nella sconfitta o nel successo muore e rinasce come una catarsi. Una lotta continua tra estasi e nichilismo che ci attraversa l’esistenza. Perché solo chi ama undici uomini più di una donna sa cos’è la Febbre a 90…

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