Quando nel calcio tifavi e basta. Non come oggi che devi giustificarti per tutto

Un pomeriggio immerso in Gianni Rivera fa salire la malinconia e la nostalgia. Oggi per parlare di calcio bisogna fare premesse e distinguo, che fatica

Quando nel calcio tifavi e basta. Non come oggi che devi giustificarti per tutto

Un tuffo negli anni di Gianni Rivera

Ieri ho passato gran parte del pomeriggio a guardare vecchi video di Gianni Rivera: gol, assist, trionfi, interviste. Non c’è niente di più bello di fare ricerche d’archivio sul calcio, si viene in qualche modo trafitti. Ogni campione del passato avresti voluto vederlo giocare dal vivo, ognuno di quegli omini in bianco e nero inquadrati di sfuggita, sugli spalti, avresti voluto essere tu. Per brevi momenti si è preda di una qualche nostalgia, non perché si voglia ritornare indietro, anche perché quel passato è prima di noi, è una fotografia, un racconto, un ricordo di un altro; ci si immalinconisce perché si vorrebbe capire come fosse sul serio. Come ci si sentisse ad attendere la partita della domenica, sapendo che quelle (e solo quelle) sarebbero state le ore dedicate al calcio, allo stadio o alla radio; l’attesa per la Domenica Sportiva o per la lettura dei giornali il mattino dopo. I commenti e gli sfottò nei bar e morta lì. Si trattava di un calcio senza premesse, giocavi e basta, tifavi e basta, ne scrivevi e basta. Oggi non si riesce a parlare di calcio, in particolare del Napoli, senza dover fare almeno una premessa. Qualsiasi cosa si dica bisogna presentare la giustifica, come se la squadra azzurra fosse un tema importante come l’emigrazione, l’omofobia, la fame nel mondo. Non siamo assurdi?

I continui distinguo che siamo costretti a fare

Scrivi contento di un gol di Milik e devi premettere che i gol li ha fatti contro il Parma, mica contro la Juve. Scrivi che Milik ha sbagliato un gol facile e devi pure dire che però sullo slancio, col piede non suo, non era semplice. Scrivi che Mertens ti pare in lieve ripresa ma devi sottolineare il lieve perché quelli che lo vorrebbero già finito in Cina o, peggio ancora, in Thailandia, sono pronti ad aggredirti. Scrivi che non comprendi fino in fondo le ragioni di Hamsik, ma devi spiegare che ti riferisci all’età, al campionato a metà, altrimenti passi per un malinconico. Scrivi che Rog in fondo non è così forte e sei un tifoso di Sarri, scrivi che Ounas non pensavi che fosse così forte e sei un tifoso di Ancelotti. Scrivi che il Napoli è un’ottima squadra e sei pagato da Adl; scrivi che il Napoli ha qualche punto debole e sei contro il presidente.

Scrivi che il Napoli a Parma ha fatto una delle migliori partite della stagione, ma devi precisare che l’assenza di Insigne non c’entra nulla, altrimenti entri a par parte del team che vorrebbe il nuovo capitano scarso e lontano. Scrivi da subito che Meret è fortissimo e tutti ti ricordano che un paio di volte hai difeso Reina. Scrivi in estate che Fábian è molto forte, ma devi aggiungere che è meglio aspettare un po’ per un giudizio definitivo. Scrivi da sempre che Zielinski è fortissimo, per questo non ti spiegavi gli alti è bassi, e ti ricordano che non può essere perché ti piaceva Hamsik. Scrivi che l’intervista che ha rilasciato Ancelotti a Il Napolista è molto bella e ti arriva un whatsapp in cui ti si ricorda che amavi Sarri. Scrivi che vorresti che Sarri, come Benitez, come Mazzarri, riuscisse a fare ottime cose e sei di nuovo un uomo ancorato al passato. Scrivi il nome Callejón e troverai quello che lo riterrà finito. Scrivi ci avete scassato la uallera e nessuno più sa cosa risponderti.

Il tifo come lo abbiamo conosciuto, è finito

Il tifo come lo abbiamo conosciuto è finito, ora siamo tutti esperti di tattica. Sappiamo riconoscere gli schemi, usiamo le parole che ci hanno insegnato i telecronisti. Non siamo ancorati al passato ma a uno schema, a un’idea. Se vediamo un bel gol al di fuori di quello schema non riusciamo a esultare davvero e se lo facciamo non lo diciamo. Se un’autorete non ci fa gioire più di tanto non diciamo niente per non passare come quelli fissati con il calcio spettacolo.

Scrivi un pezzo ironico e ti rispondono seriamente. Mica si può fare la premessa all’ironia, spiegare una battuta. Ti riduci a guardare le partite con le telecronache più assurde, con commenti in inglese, in russo, in spagnolo, in portoghese.

Nei pezzi ci metti i libri, le poesie, i dischi, i film e di colpo lo fanno tutti; allora ricominci daccapo e ti inventi un’altra cosa, poi un’altra ancora, ti stufi, ti diverti, ti stufi, ti diverti. Intanto pezzo dopo pezzo, premessa dopo premessa, spiegazione dopo spiegazione, i campionati passano i Callejón restano.

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