Ponte Morandi: Autostrade pagherà il conto. Cozzi: Se avesse ricostruito Aspi sarebbe stato imbarazzante”

Arriva la promessa del saldo da parte della concessionaria. Nel libro di Matteo Renzi un capitolo dedicato al crollo del 14 agosto

Ponte Morandi: Autostrade pagherà il conto. Cozzi: Se avesse ricostruito Aspi sarebbe stato imbarazzante”

L’annuncio è del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli: “Come promesso Autostrade pagherà l’intera somma della demolizione e ricostruzione del Ponte di Genova. In una lettera l’impegno: 290,9 milioni che doverosamente tornano così alla collettività. Bene così”.

Era stato lo stesso cda della concessionaria a deliberarlo, a fine gennaio, ma i tempi si erano allungati a causa di tecnicismi che avevano rischiato di costringere il commissario Cozzi a farsi anticipare la somma dalle banche mettendo sul piatto la garanzia statale di 30 milioni l’anno.

Aspi non rilascia dichiarazioni ufficiali, scrive Repubblica Genova, ma fonti vicine alla società e la stessa struttura commissariale confermano che la mail è arrivata martedì.

“Tra gli aspetti che hanno rasserenato gli animi – scrive Il Secolo XIX – il fatto che il ministero si sia impegnato a far ritornare nell’alveo della concessione (a prescindere dal soggetto che ne sarà titolare) il tracciato del nuovo ponte”.

Aspi non pagherà tutto subito ma probabilmente, scrive il quotidiano genovese, con rate legate allo stato di avanzamento dei cantieri.

Il nodo dell’Iva

Nella lettera viene affrontata anche la questione del pagamento dell’Iva. Repubblica Genova scrive che Autostrade ha deciso di fare un interpello all’Agenzia delle Entrate per sapere come comportarsi, ma in ogni caso si adeguerà alle indicazioni dell’Agenzia.

La battaglia si sposta al Tar Liguria

I 290,9 milioni si aggiungono ai 115 già stanziati per comprare le abitazioni degli sfollati. Con questi oltre 400 milioni di euro, scrive Repubblica Genova, “Autostrade ritiene di aver fatto tutto quanto richiesto dal commissario”. Ma la battaglia si sposta sul terreno del Tar ligure.

Cozzi: Giusto che non sia Aspi a ricostruire

E proprio sul ricorso presentato dalla concessionaria al Tar Liguria e soprattutto sulla risposta dell’Avvocatura dello Stato è intervenuto il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi.

Per l’Avvocatura, Aspi non potrebbe nemmeno mettere piede sul ponte, perché i suoi vertici sono indagati nell’inchiesta.

Cozzi, pur riconoscendo che “in termini astratti, sarebbe stato anche possibile concedere ad Autostrade la possibilità di partecipare”, scrive Repubblica Genova, usa comunque parole molto dure in merito: “Se Autostrade avesse demolito e ricostruito il ponte sarebbe stato inopportuno, se non forse imbarazzante”.

Trattandosi di un soggetto potenzialmente coinvolto nelle indagini sul crollo, sarebbe stato necessario verificare che nel procedimento di ricostruzione non venissero distrutte anche prove utili. “Se io ho il sospetto che a casa mia c’è stata una fuga di gas per una qualche responsabilità dell’installatore e se viene lui a sistemarla, devo stare con gli occhi ben aperti – ha dichiarato il procuratore capo di Genova – Ecco, se Autostrade avesse messo mano sul viadotto, i tempi sarebbero diventati ancora più lunghi”.

Al via le prime cento assunzioni per il cantiere

La settimana prossima saranno avviate le prime cento assunzioni per il cantiere della ricostruzione. sarà data precedenza agli addetti delle imprese liguri. Lo scrive Il Secolo XIX.

Le scelte saranno fatte nel corso di un summit previsto, pare, per giovedì, a cui parteciperanno i sindacati, le istituzioni coinvolte e i vertici della società “Per Genova”, creata apposta per la ricostruzione del viadotto e composta da Fincantieri e Salini Impregilo.

Saranno quasi cinquemila i lavoratori, tra occupati diretti e indotto, che lavoreranno per realizzare il viadotto. Sia operai edili semplici che specializzati, addetti alle macchine perforatrici, carpentieri, ferraioli, ma anche palisti ed escavatoristi.

La maggior parte degli addetti – scrive Il Secolo XIX – sarà operativa quando la costruzione del ponte entrerà nel vivo: 800 operai diretti per il comparto edile ai quali si dovranno aggiungere 3.200 addetti dell’indotto tra figure impiegate nell’ambito dei trasporti, servizi, pulizie e sorveglianza.

La commemorazione per i 43 morti del 14 agosto

Oggi sono sei mesi dal crollo. Alle 11.36, racconta Il Secolo, saranno gettate 43 rose nel Polcevera e sarà osservato un minuto di raccoglimento.

Nel libro di Matteo Renzi un racconto sul crollo del Morandi

Sempre Il Secolo XIX pubblica uno stralcio del libro dell’ex premier Matteo Renzi dedicato al crollo del 14 agosto. Il volume si intitola “Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani” ed è edito da Marsilio. Sarà in libreria da domani.

Renzi parla del crollo del Morandi come di un evento paradigmatico “per mettere in luce l’inettitudine dei signori che ci governano”. Nella cronaca degli istanti successivi alla tragedia scorge “le tracce di una gestione puramente mediatica dell’emergenza, un totale scollamento tra gli scopi del governo e i reali bisogni dei cittadini. Davanti a una tragedia di quelle proporzioni, un paese civile si raccoglie attorno al dolore delle famiglie. Un paese civile assicura ogni sforzo per una giustizia efficace e rapida. Un paese civile respinge gli opportunisti che inevitabilmente fanno subito sentire la loro presenza. Spiace dirlo, ma a Genova, invece, gli opportunisti sembrano essere i rappresentanti del governo che pontificano in tutti i telegiornali. Le opposizioni danno la disponibilità per una gestione dell’emergenza unitaria e condivisa”.

L’ineffabile Toninelli

L’ex premier si sofferma sulle prime reazioni di Toninelli – che definisce “ineffabile” – un’ora e mezzo dopo il crollo: “Da una località di vacanza sconosciuta, ai microfoni delTg1 attribuisce la responsabilità del crollo a ‘quelli di prima’”.

Cita anche Di Maio, che subito “ha stabilito che la responsabilità è tutta di Autostrade per l’Italia”.

L’assoluzione del Pd

E ancora, Renzi scrive: “Dopo due giorni di ricerche finalmente emerge la verità: la discutibile scelta della concessione alla società non è figlia dell’azione del mio esecutivo, ma passa attraverso un combattutissimo decreto legge proposto dal governo Berlusconi e votato dalla maggioranza di centro destra. Al contrario, il Pd fece ostruzionismo per non approvare quella norma. In commissione Trasporti prima, e in aula poi, a votare a favore c’era un giovane deputato milanese: Matteo Salvini. Quello stesso Salvini che, da vicepremier, nelle ore di Genova festeggia il Ferragosto girando mezza Italia, salvo poi trasformare i funerali di Stato in una passerella elettorale. Perché quella non è un’occasione dove condividere il dolore e il lutto, ma diventa la ribalta per chi si è professato giustiziere di un non ben definito passato”.

Il no dei 5stelle alla gronda

Renzi punta il dito contro i 5stelle, colpevoli di aver bloccato la costruzione della Gronda “che avrebbe decongestionato il viadotto Morandi”  e che era stata “finanziata dal mio governo”.

Conte: l’avvocato del popolo

Ce n’è anche per Conte: “Infine, il presidente del Consiglio, Conte, non vuole essere da meno – scrive l’ex premier – ‘Noi non possiamo attendere i tempi della Giustizia’, dichiara, ‘revocheremo la concessione ad Autostrade’. Affermazioni quantomeno rocambolesche da parte di chi si presenta come l’avvocato del popolo. È forse necessario spiegare a un avvocato che i tempi della Giustizia vanno sempre rispettati, altrimenti si mettono in crisi alcuni presupposti del gioco democratico? Averne prospettato la possibilità è una mossa per ribadire che a Palazzo Chigi c’è l’avvocato del popolo, colui che difende i cittadini, non i concessionari autostradali. Salvo poi scoprire che proprio l’avvocato Conte era stato il difensore di Aiscat, la concessionaria che tiene insieme tutte le società autostradali del nostro paese”.

FOTO REPUBBLICA GENOVA

 

 

ilnapolista © riproduzione riservata