Napoli riempi lo stadio, tira fuori los cojones e azzanna la zebra ferita!

E se facessimo ruggire il San Paolo come ai tempi in cui le vittorie venivano sancite con “Oj Vita mia”? Altro che San Paolo vuoto per protesta!

Napoli riempi lo stadio, tira fuori los cojones e azzanna la zebra ferita!

L’aneddoto

Per spiegare quanto segue devo raccontare prima un breve aneddoto. Tra le numerose leggende di Fuorigrotta ce n’è una che certamente pochi conoscono. Negli anni ’30 si narra che il gestore di un supermercato in Piazza Gabriele D’Annunzio, giusto davanti alla Curva B dello stadio San Paolo, abbia ritrovato nei meandri bui dei suo magazzini una presunta statua trafugata da un colombarius nascosto dietro un pilone della tangenziale: si trattava di una statua di Partenope che tira per la cavezza un ciuccio indolente. Un archeologo suo amico, debitamente oliato, la spacciò per statua del II secolo a.C., ma fu prontamente radiato dalla comunità scientifica.
Un clamoroso falso, il responso finale degli esperti, di ottima fattura certo, ma palese trovata pubblicitaria per dare lustro al suo supermercato “O’ Ciuccio” e l’archeologo si trovo’ a dirigere il traffico in un ingorgo di Acerra (proprio come l’ispettore Bloch di Dylan Dog). La statua intanto venne gettata nel giardino di una proprietà e sepolta dalle piogge torrenziali, dal frane del terreno, e scivolo’ in profondità, nel dimenticatoio. Qui fu rinvenuta molti anni dopo da un promettente ottico detto “Il Branca”, avventuriero ed archeologo improvvisato alla Indiana Jones, e da un gruppo di speleologi dell’associazione “L’Angolo”, che lo liberarono faticosamente del peso di un cippo agrimensorio delle ferrovie dello stato romano (FSR). L’iscrizione che l’improvvisato archeologo riuscì a decifrare sulla statua è questa:
“Cotidie damnatur qui semper timet”
“L’uomo che vive nella paura è condannato ogni giorno”

Uno degli stadi più caldi d’Europa

Al di là dell’autenticità o meno della statua (è fuori di dubbio che fosse un falso) questo aneddoto serve ad introdurre quanto segue. Quando si è sentito tuonare dalle gradinate del Wanda Metropolitano le note di “Un Giorno all’improvviso” – che i tifosi dell’Atletico hanno liberamente ripreso dai tifosi del Napoli negli anni in cui quest’ultimi solevano cantavano questo coro (ora è stato bandito non si sa per quale ragione ) – il pensiero è andato immediatamente allo stadio San Paolo di qualche anno fa e a quelle partite contro la Juventus in cui lo stadio era stracolmo ed il brusio assordante dalle gradinate intimoriva i bianconeri che ogni qual volta prendevano palla erano subissati di fischi. “Non si può giocare in questo clamore assordante” protestavano i tifosi avversari. Era l’epoca in cui il San Paolo era ancora considerato come uno degli stadi più caldi d’Europa. Quel pubblico, come il pubblico dell’Atletico della notte di Champions, era davvero capace con il suo impatto di far cambiare il corso di una partita.

Il Var a Madrid

A Madrid la Var ha annullato un gol per una spinta che sembra molto leggera, la sfortuna e la bravura del portiere bianconero aveva bloccato sulla traversa il pallonetto di Griezman, Diego Costa aveva sbagliato l’impossibile davanti al portiere polacco. Fosse stato a Napoli, dopo quelle occasioni forse non ci saremmo più ripresi ed il giorno dopo avremmo avuto pronte le scuse: “Colpa del Var, sempre a favore della Juve”,  “Colpa della sfortuna”, “colpa dell’arbitro”, “colpa della scarsa precisione degli attaccanti” etc.
Ma non è stato cosi. L’Atletico, spinto dal fuoco del suo stadio (alcuni commentatori lo hanno definito “un vulcano”, esattamente come i media esteri hanno sempre definito il San Paolo), ha dimostrato che anche se sei sfortunato, anche se l’arbitro annulla un gol ingiustamente (Chiellini accentua la caduta per ingannare pure il Var), quando hai forza, grinta, “cojones” non c’è Var che tenga. Se fai tremare l’avversario, se l’avversario ha paura nemmeno della tua squadra (perché sulla carta ed anche tecnicamente è inferiore alla tua) ma tema la tua gente, il tuo stadio infernale che subissa di fischi l’avversario, anche noi a Napoli, potremmo (potenzialmente) stare a cavallo (anzi no a ciuccio). Se il San Paolo ridiventasse ciò che è stato sempre, il San Paolo che ha spaventato la Juve, il Bayern, il City di Balotelli, il Chelsea di Villas Boas allora ce ne fregheremmo dei 13 punti di distacco e approfitteremmo di aver visto una Juventus malmenata, impoverita, resa piccola piccola dalla bolgia infernale dello stadio per assestare il colpo finale.

Altro che San Paolo vuoto per protesta

E se facessimo ruggire il San Paolo come ai tempi in cui le vittorie venivano sancite con “Oj Vita mia”? Altro che San Paolo vuoto per protesta! Quale miglior protesta del brusio e dei fischi assordanti che impediscono all’avversario di giocare, quale protesta è più feroce delle fiammate dei partenopei in area juventina esaltate da 60.000 persone che gridano a squarciagola come quando il Tanque segno’ il 2-2 contro il Milan nel recupero? I Colchoneros insegnano, Napoli tira fuori los cojones e stordisci la Juventus! Questa sarebbe la tua migliore protesta. Anche se non cambierebbe in ottica classifica, sarebbe comunque un bel segno per il campionato e chissà che altre squadre non osino poi azzannare la zebra ferita mortalmente dall’Atletico… e poi dal Napoli?  L’uomo che vive nella paura è condannato ogni giorno, ricordiamolo. Sta inciso pure sulla statua di Partenope che tira il Ciuccio indolente rinvenuta sotto al supermercato in piazza Gabriele D’Annunzio.
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