Maksimovic come l’Armonico di Anna Bosco: essenziale

Un equivoco accomuna il difensore serbo e l’azienda vinicola del Sannio. Per entrambi, è arrivato il momento, finalmente, di chiarirlo e superarlo

Maksimovic come l’Armonico di Anna Bosco: essenziale

Due vicende che si somigliano

Ci appassiona parecchio la vicenda Maksimovićnon da ora, lo sappiamo bene. Un gigante nella difesa del Torino per tre lunghe stagioni prima di arrivare sotto al Vesuvio dopo una tarantella durata praticamente due sessioni di mercato e chiusa solo al 31 di agosto del 2016 a suon di milioni di euro, circa 26, contando tutti gli spiccioli sino al riscatto. Era per tutti l’affare dell’anno, ovviamente. Eppure, manco il tempo di vederlo scendere in campo con la maglia azzurra che i tratti di un’operazione fenomenale tipo The Italian Job pareva assumere in breve tempo una deriva tipo Pacco, doppio pacco e contropaccotto di Nanni Loy. Nun se crede!

Così come ci appassionano certe storie del mondo del vino, ci sono aziende e vini in giro che non godono dei buoni auspici di uffici stampa e comunicatori compiacenti, forse anche per questo fanno una fatica enorme nell’emergere per arrivare ai molti, nonostante l’impegno, la fatica, la qualità e l’autenticità del lavoro e del prodotto che ti fanno arrivare nel bicchiere, che nulla avrebbero da invidiare agli altri. Anche per questo ci piace raccontarvi oggi dell’azienda Anna Bosco, una piccola realtà di Castelvenere, in provincia di Benevento, che ‘e rippe o ‘e rappe ha da qualche tempo festeggiato i suoi primi 40 anni di attività, la prima cantina (la terza di tutto l’areale del Sannio) ad essere autorizzata all’imbottigliamento nel lontano 1974.

La Barbera del Sannio era una leggenda metropolitana

Il calcio e il mondo del vino sono pieni di sviste, disillusioni, meteore e mancate promesse, talvolta per l’incapacità di ripetersi, altre volte per mera sopravvalutazione oppure, per contro, per equivoci, incomprensioni e ostinazioni senza soluzione di continuità; tu pensavi che quello fosse un campione, ma niente. O che quella fosse l’uva buona per farci vino alla maniera piemontese e invece niente, a volte si prendono fischi per fiaschi.

E allora chest’è? No, nun po’ essenun ‘o voglio credereCosì mentre il nostro Nikola, dopo il suo arrivo a Napoli e un anno e mezzo passato ai margini della rosa partenopea – Sarri proprio non lo vedeva –, si trasferisce in prestito allo Spartak Mosca per rimettersi in gioco e ritrovare se stesso, a Castelvenere dopo molti anni di persistenza si sono convinti finalmente che la Barbera del Sannio è stata per 40 anni solo una leggenda metropolitana che il vino di queste terre sembrerebbe in realtà fatto con l’uvCamaiola, un vitigno autoctono tutto sannita passato per Barbera per un banale disguido linguisticocos’ e pazz! Sì perché la prima vigna di quest’uva fu ritrovata qua in zona nei pressi della Chiesa di San Barbato, protettore del paese, per cui l’uva prese il nome San Barbato, da qui Barbera, un equivoco che, purtroppo, si è protratto sino ai giorni nostri.

E allora pure Maksimović aveva diritto a chiarire l’equivoco, e da quando è tornato questa estate le sue prestazioni sono più che buoneforse non ancora all’altezza di quelle ammirate a Torino ma di certo un po’ più di considerazione e continuità sul campo gli hanno sicuramente giovato, ridato fiducia e l’umore giusto per affrontare con un piglio diverso questa sua ‘’nuova avventura napoletana’’

A Castelvenere tra i primi e migliori interpreti di questo piacevole vino c’è Filippo Venditti, oggi al timone dell’azienda di famiglia Anna Boscouna piccola realtà che oltre a produrre una buona Falanghina punta molto su questa tipologia di rosso di cui ne fa due ricercate etichettesuoi sono vini di grande tipicità che mostrano quanto sia ricca di sfumature la tradizione enologica di questa terra dove il tempo scorre lento, quasi immobile. Non ne imbottiglia tantosono circa 10.000 bottiglie l’anno, nelle diverse tipologie, caratterizzate però da un rapporto qualità-prezzo davvero straordinario.

Tra questi è lArmonico il vino che ci piace di più, un rosso austero dal colorquasi violaceodal naso verticale che regala una esplosione di frutta rossa e nera (more-prugne) e sentori floreali molto spinti su profumi di rosa e glicine. Un rosso sgraziato, da bere con piacere e leggerezza ma che sa regalare pienezza e sostanzacon tannini gradevoli e morbidi. È un vino se vogliamo non elegantissimo ma essenzialeberlo dona una certa rassicurazione, è fresco e fruttato, perfetto quando bevuto addirittura fresco intorno ai 14 gradi.

L’Arcante

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