Dalla parte dello sbagliato Sarri che perde ma non è fighetto come Guardiola

La Coppa di Lega come gli Oscar, ha vinto il politicamente corretto. Io sto con Clint-Maurizio che ieri ha tradito il suo gioco e per pochissimo non ce l’ha fatta

Dalla parte dello sbagliato Sarri che perde ma non è fighetto come Guardiola

Come Clint Eastwood

Leggere la società di oggi, le sue inclinazioni, appare sempre più arduo, anche da quello che appariva un osservatorio privilegiato come il mondo del calcio.

Una cosa è certa. Mentre i truci si prendono i governi e predicano muri, col Messico, nel mare, attraverso i regionalismi differenziati, il politicamente corretto si tiene la riserva indiana della “cultura”, che non influenza più il voto e i comportamenti, che eccita le fumose élites, che tranquillizza le coscienze. Accade nel calcio come nel cinema, è quasi una divisione di dominio, un po’ come la chiesa con l’impero, a voi il potere sulla sfera terrena e a noi le anime, ma anche come Dc e Pci nel dopoguerra, la prima col governo del paese e l’intellettuale organico “gramsciano” (la tv), il secondo con quello sartriano dell’accademia, delle case editrici, dell’università, al netto di qualche enclave di sottogoverno.

Oggi, però, il politicamente corretto appare pernicioso almeno quanto il trumpismo, avendo bandito dal gioco la morte e la tragedia e perfino l’ira, quello che potremmo chiamare l’elemento greco. Perciò vogliamo ancora bene a Sarri, lo sbagliato Sarri, quello che litiga con mezzo spogliatoio, che vive l’ossessione del campo consumandosi. È un pessimo comunicatore, il toscano, ma è un uomo di calcio come pochi.

Chelsea-Manchester City come la notte degli Oscar

Agli Oscar del cinema 2019 finisce esattamente come in Chelsea-Manchester: vince il politicamente fighetto. Al Kodak Theatre c’è Cuaròn, coi suoi messicani, contro Trump, a dare un senso a qualcosa che non ha più granché senso, ma è surclassato in correctness da “Green Book”, mentre il Mee Too, al secondo anno del dopo Weinstein, raccoglie frutti ed è pienone di minoranze, dopo aver tenuto fuori accuratamente Clint Eastwood (mentre Woody è lui a snobbarli da sempre) e glorificato invece, con Bohemian Rhapsody, la storia di una grande band rock ma anche le radici pakistane, in effetti “parsi”, di Freddie Mercury.

A Wembley, Sarri disputa una grande partita ma non la spunta, ai rigori dopo un tira e molla col portiere basco Kepa, dove soccombe all’insistenza di costui, sfancula tutti, si allontana dalla panchina come per lasciar lo stadio, poi torna, raduna i suoi e li lancia nell’agone tremendo del tu-per-tu con il portiere avversario, ritrova la sfortuna, stavolta vera, col volto di Jorginho e David Luiz, e il ghigno di Guardiola, che aveva vissuto un brutto quarto d’ora.

Eppure, checché se ne dica, non si può capire dove va il mondo se non si passa per Napoli. Qui si combattono i muri coi murales ma quello del femminello “la Tarantina” viene imbrattato da qualche balordo. Porla però sul piano di un attacco ad una nuova, modernizzata ed evoluta Napoli da parte dei suoi elementi più retrivi, i funiculì funiculà della pellicola di Lello Arena, i trogloditi omofobi, non è proprio azzeccatissimo. Il femminello è un personaggio che già c’era nella vecchia Napoli, era accolto dal vicolo nel suo dramma (erano spesso ragazzi stuprati), come un personaggio con una sua complessità, mentre il murale di oggi celebra una figura appiattita sulla correttezza politica ed è nel contempo esempio dell’autocelebrarsi narcisistico di una città che, nella misura in cui urla la sua specificità, la perde, più la espone e più la sta perdendo. No, è quel murale la normalizzazione, al pari dei balordi che l’hanno imbrattato.

Ieri ha tradito sé stesso e ha quasi vinto

Insomma, Spike Lee non è più Spike Lee, i femminelli non sono più i femminelli e forse Napoli non è più Napoli (ma questo lo si dice da secoli). Sembrano restare solo due certezze. Clint e Maurizio. Quest’ultimo avrà i suoi bei limiti ma umanamente lo preferiamo al paraculo politicamente corretto Pep. Poi, in un momento in cui è di moda tra la gente che si piace sparargli addosso, va difeso. Anzi, diciamola tutta, Sarri appare immutabile ma in realtà impara anche a derogarsi, e fa la cosa giusta, anzi sbagliata, esce dalla correttezza di gioco, sfancula sé stesso e il sarriball: ieri ha tradito in parte il suo gioco, pochi lo dicono, avvicinandosi molto alla vittoria. La fortuna, però, se esiste non premia sempre gli audaci quanto i paraculi.

Dalle ‘nfaccia, Mauri’, oggi, lontano da qui e dai sarristi insopportabili che ti resero vessillo di una battaglia odiosa e narcisista anche se sedicente identitaria (e tu ti prestasti), rasserenati – alcuni di noi – da un allenatore antico e modernissimo, ma mai, a dispetto delle banalizzazioni, davvero tranquillo dentro, possiamo e dobbiamo tifare per te. Dopo il Napoli di Carletto, ça va sans dire.

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